Che io e le poste non andiamo molto d'accordo è ormai noto e risaputo...qui e qui... purtroppo però, per un motivo o per un altro alla posta ogni tanto ci devo andare, e questa settimana ci sono dovuta andare sia lunedì che martedì pomeriggio (ebbene si, gli dei mi odiano!).
Lunedì pomeriggio preso il turno ho frettolosamente e incautamente gongolato per due motivi: davanti a me c'erano solo 12 persone e per di più giusto ieri cominciava l'orario "lungo" grazie al quale lo sportello rimane aperto fino alle 19.10.
Ma non ho fatto i conti con una delle contorte leggi dell' Universo Postale quella per cui l'aumento dell'orario di apertura dello sportello è direttamente proporzionale alla lentezza degli impiegati ed inversamente proporzionale al numero degli sportelli aperti.
E gli allegri (?) impiegati dell'ufficio postale sotto casa sono "osservantissimissimi" delle leggi dell' U.P.
di conseguenza su 9 sportelli solo 2 erano aperti e per far scorrere 12 numeri ci sono voluti la bellezza di 50 minuti...
Martedì pomeriggio credo di avere battuto ogni record di idiozia postale visto che per 10 minuti ho dovuto fare la fila allo sportello con nessuno davanti!!!
Mi spiego: ore 15:26 entro e prendo il numerino 158, il display sullo sportello segna che l'ultimo numero servito è il 157, quindi mi piazzo davanti l'impiegato che mi guarda, guarda le tre buste corredate di bollettini e ricevute di ritorno che ho in mano e continua a fare il suo lavoro per 10 minuti come se io non esistessi.
Ore 15.35 chiude finalmente il suo plico e fa scorrere il numero sul display, accoglie le mie buste e con aria serafica mi comunica che le mie raccomandate partiranno domani visto che il plico che ha chiuso (con10 minuti d'anticipo) conteneva l'ultima posta in partenza della giornata.
Mutismo e sguardo gelido da parte mia... mentre nella mia testa prendevano corpo scene pulp degne del miglior Tarantino... poi siccome in questa vita non mi è dato di somigliare fisicamente ad Uma Thurman ho preferito il mutismo alla strage degli impiegati, ho pagato e sono andata via.
Tornando verso casa continuavo a riflettere sul senso di frustrazione che determinati episodi ti lasciano dentro e su quale sia il limite di sopportazione di un essere umano prima di dare il via alla propria personalissima interpretazione di "Un Giorno di Ordinaria Follia"



















