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18/02/21

...affacciati alla finestra amore mio...


Ci ho messo otto giorni prima di scrivere questo post, sto invecchiando male e i tempi per metabolizzare i momenti "forti" diventano sempre più lunghi.
TralAlì si è laureata la scorsa settimana, ci sono stati momenti di commozione e panico, ricordi agrodolci, assenze che si sono rivelate più pesanti del previsto e una simpatica crisi allergica da bouquet che mi ha costretto a ricorrere al cortisone ma mi ha anche aiutato a mascherare qualche lacrimuccia di troppo. 
Ha voluto che ad incoronarla fosse suo fratello al quale ha regalato una fogliolina d'alloro come augurio per la sua laurea futura.  
A proposito di Sid, aveva comprato una decina di tubi sparacoriandoli per festeggiare la sorella e nell' euforia del momento è riuscito ad esploderli tutti lui , per la cronaca: ho provato a resistere ma alla fine ho mollato la presa per paura che mi partisse in faccia. 
Anche per lei proclamazione on line e festeggiamenti casalinghi, niente amici, niente scherzi goliardici tradizionali, tutto un po' sottotono e la mancanza fisica degli amici e dei parenti più cari si è sentita parecchio.
Della pandemia ricorderemo anche questo: un intero anno accademico di laureati al balcone.



Buona vita figlia mia 💖





                                           


24/11/20

Illusioni, delusioni e...rivincite

Il problema non erano i tre metri di altezza ma i due metri e 9 centimetri di larghezza!

Andiamo per ordine: venerdì sera decido che è arrivato il momento di fare l'albero, persuado Sid ad accompagnarmi in garage per prendere il pacco prima che scatti il coprifuoco delle 22.
In un primo momento proviamo a sollevarlo ma ben presto ci rendiamo conto che 30 chili di pacco da portare a piedi fino a casa non sono esattamente una passeggiata di salute quindi lo carichiamo in macchina e amen!
Esaltata come non mai comincio a fare spazio in salotto, sposto un paio di mobili e tappeti e finalmente arriva il momento tanto desiderato: monto il "tronco" e poi pian piano i vari rami a gancio, rigorosamente dall'alto verso il basso, verso le 23.30 sono a meno di un terzo del lavoro e, sveglia dalle 5,30, sto crollando dal sonno.
Ho imparato a mie spese che è inutile trascinarsi i lavori quando si è stanchi quindi decido di andare a dormire. 

Sabato mattina ore 6.30 sono già sveglia come un grillo: mi fiondo giù dal letto, faccio colazione, sistemo un po' casa e torno in salotto:  segui il colore, aggancia il ramo, allarga i rametti - aggancia il ramo, allarga i rametti - aggancia il ramo, allarga i rametti... arrivo al penultimo giro, pian piano l'albero comincia a prendere forma è stupendo ma sembra largo, tanto largo, troppo largo...provo a spingerlo a parete ma è sempre troppo largo ingombra quasi metà della larghezza della stanza e so già che, a meno di traslocare i mobili altrove, non potrei mettere la tavola in salotto per la cena di Natale.
Va be' che quest'anno saremo quattro gatti ma spero che il prossimo anno potremo tornare a festeggiare in tanti e non mi va di avere un problema che si presenterà ogni anno.
Comincio a scoraggiarmi; metro alla mano misuro l'ingombro negli altri angoli del salotto ma è tutto inutile: è davvero troppo ingombrante.
Marito con (non richiesta) schiettezza dice che sarebbe più adatto alla hall di un albergo.
Piccola crisi di nervi con piantino annesso e poi l'amara presa di coscienza e la triste decisione: lo cambio con un meno ingombrante.

Accompagnata dal sant'uomo che ho sposato (si, va be' è lo stesso che ogni tanto si trasforma in Furio), torno in negozio, faccio il reso e ne scegliamo uno alto 240 cm controllando che il diametro non superi i 150 cm (sbagliando si impara) e, contentino degli scemi, prendo anche un' altra serie da 1000 luci dorate con un'adorabile funzione che memorizza il gioco di luci scelto senza costringermi ogni sera a strisciare pancia a terra sotto l'albero per selezionarlo nuovamente, che ormai c'ho una certa età e scricchiolo come un pacchetto vuoto di patatine.
Personalmente 2000 lucine mi sembrano la quantità adatta per un albero ben illuminato, alle mie spalle si maligna che davanti al nostro albero ci si può abbronzare.

Lì per lì, con ancora negli occhi l'altezza del precedente, mi sembrava bassino ma devo ammettere che una volta addobbato ed illuminato fa la sua bella figura, le proporzioni sono adatte alla stanza e sono assolutamente soddisfatta del risultato finale.
Allego foto ;)



E la rivincita, direte voi? Mmmh mi sono fatta prendere un po' la mano ed ho allestito un secondo alberello (minimalista) in corridoio... 




...ed un terzo in cucina-soggiorno, dove fa bella mostra di sè il nanerottolo, schiacciato contro la parete con parte dei rami chiusi (grazie Liria XD) e addobbato con palle e festoni come quelli della mia infanzia.



Il prolo e la prola hanno provato a sfottere dicendo che ce ne vorrebbe un quarto nell'ingresso ma sono magicamente ammutoliti quando ho ricordato loro che nella casa di Transumaville c'è un vecchio albero di Natale e che potrei farci un pensierino e portarlo in città.




05/11/20

Karma...e sangue freddo

I dpcm sono ormai diventata l'unità di misura dello scorrere del tempo in questo anno che difficilmente dimenticheremo.

Tra un dpcm e l'altro il mese di ottobre è scivolato via velocissimo e ci ritroviamo a novembre con una nuova serie di restrizioni nel tentativo di rallentare i contagi che ormai anche qui in terronia stanno diventando, purtroppo, pane quotidiano e cominciano a colpirci da vicino: non passa giorno senza che arrivi la notizia che qualche parente, amico, conoscente, collega è risultato positivo al tampone. 

In famiglia si cerca di mantenere il buon umore e la speranza, si esce pochissimo e solo per lo stretto indispensabile, cerchiamo di proteggere le nonne che ormai non vediamo da oltre una ventina di giorni con la speranza di poterci riunire senza pericolo almeno per le feste. 

Personalmente cerco di non farmi prendere dal panico e dalla disperazione; affronto un giorno alla volta  sforzandomi di pensare positivo, di cercare la bellezza e i pensieri positivi, impegnandomi in nuovi progetti che mi tengano occupata: uncinetto, gruppi di lettura, corsi on line di bon ton (non è mai troppo tardi per diventare una donnina a modo), pianificazione del Natale a dita incrociate (nuova disciplina legata all'andamento dei dpcm).

Mi rifiuto di farmi contagiare da quella che sembra essere diventata la moda del momento soprattutto sul web: sfogare sugli altri la propria frustrazione.

A marzo si diceva che saremmo usciti migliori da questa pandemia, sono passati sei mesi, la pandemia è ancora in corso e mi sembra che la gente faccia a gara per dare il peggio di se: su qualsiasi social è tutto un fiorire di offese, cattiverie, malignità. Urla virtuali che però hanno anche loro un lato positivo: mi aiutano a capire molto velocemente con chi non voglio interagire.

Non parliamo poi dei detentori-illuminati-tuttologi delle Verità Assolute (faccia di me perplessa e leggermente schifata). Recentemente ho scoperto una cosa bellissima che mi ha aperto gli occhi su determinati atteggiamenti e mi ha fatto ridere pensando ad alcuni soggetti dell'entourage familiare, si tratta del cosiddetto Effetto Dunning-Kruger cliccate sulle parole in grassetto e vi si aprirà il link che vi consiglio di leggere ;)

Ma il karma che c'entra? C'entra, c'entra! 

Per una vita ho schifato e snobbato Facebook, avevo un account, creato giusto per tenere d'occhio la figliolanza, che poi ho cancellato senza neppure togliere la ragnatele quando i ragazzi hanno abbandonato FB. 

Poi è arrivato il secondo dpcm d'autunno (suona romantico ma non lo è) e hanno chiuso le palestre, a questo punto la struttura dove seguo i corsi di power yoga ha pensato bene di continuarli on line e tra tutte le meravigliose soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia moderna ha scelto FB.

Perplessa e incredula ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e pur di continuare (l'inattività del primo lockdown non ha fatto bene alle mie articolazioni) ho creato un account sul social che più detesto. 

Se non è karma non so come chiamarlo!

 

15/07/20

DIETA VIRTUALE E PESCI EXTRACOMUNITARI

La dieta virtuale la conosciamo tutti, è quella che parte il lunedì futuro di una settimana imprecisata, di un mese sconosciuto, di un anno non meglio identificato. 
E’ quella che marito (e non solo il mio da quanto risulta da un confronto tra amiche su whatsapp) invoca puntualmente alla fine di un pasto luculliano e che dimentica sistematicamente al pasto successivo salvo poi lamentarsi della quantità di cibo ingerito.
E’ quella che “voglio mangiare leggero” ma qualsiasi proposta di pasto leggero viene cassata con scuse pretestuose e notevole esaurimento della pazienza della moglie; un po’ come i bambini quando ti dicono che hanno fame ma fame di gelato!
Ognuna di noi attua delle strategie personali per evitare di soccombere alle paturnie alimentari del coniuge, la mia è quella di non anticipare cosa cucinerò in modo da evitare brontolii e proposte sconclusionate; la lamentela arriverà lo stesso davanti al piatto ma a quel punto i giochi sono fatti e, come dicevano le nonne, “o ti mangi la minestra o ti butti dalla finestra”.
Il Bello ha scoperto un nuovo macellaio e lunedì ha comprato una imbarazzante quantità di carne, gran parte è stata stipata nel congelatore e il resto è stato consumato a cena al termine della quale se ne esce con la dichiarazione apocalittica: “per un paio di settimane non voglio mangiare carne!”.
Nel mio cervello gli gnomi malefici urlavano come ossessi “e allora perché czz hai comprato carne per un reggimento?”
Veniamo alla cena di martedì, so che non ama le uova e decido di comprare due saraghi che (zitto tu e zitta io) decido di cucinare in forno al cartoccio.
Ci sediamo a tavola, i saraghi sprigionano un delizioso profumo di pesce ed erbe aromatiche e comincia una bella conversazione surreale (lui tono inquisitorio e sospettoso, io tra l’irritato e il rassegnato):
“dove li hai comprati?”
“al banco pesce del supermercato X”
“…” (faccia di lui un po’ schifata)
“fammi una cortesia, prima mangialo e poi casomai lamentati”
“non credo che siano saraghi, troppo grossi”
“lo scopriremo solo mangiando”
“ma con tutti i pescatori…”
“lo sai che il pescivendolo del supermercato mi da solo roba buona” *
“sicuramente non è pesce locale”
“non gli ho chiesto la carta d’identità”
“sicuramente sono pesci tunisini”
“non lo so Furio**, il pesce era già morto e non abbiamo potuto fare conversazione!”
Ha mangiato senza lamentarsi quindi sono sicurissima che fosse sarago, buono e fresco 😉

*il pescivendolo è un simpaticissimo signore rumeno che sa perfettamente che in nessun caso deve farmi fare cattiva figura con mio marito, quando arrivo al banco è lui a dirmi tra quali pesci scegliere.

**Quando lo chiamo Furio capisce che è il momento di smetterla di rompere le scatole. Allego foto di Furio e Magda



26/05/20

Pensieri sparsi

Sono passati 8 giorni dalla fine della quarantena e ancora non mi sono abituata del tutto alle persone con le mascherine che hanno ricominciato a frequentare le strade. Una piccola parte del mio cervello è ancora convinta che si tratti di uno strano scherzo e spera che duri il meno possibile. 
Mi auguro comunque che, una volta finita l'emergenza prenderemo l'abitudine, come in oriente, di indossare le mascherine chirurgiche quando raffreddati per limitare il contagio. 
Una consuetudine che ho sempre ammirato e che probabilmente in gennaio ha evitato il contagio ad uno dei miei nipoti che si trovava a Firenze e che fotografava entusiasta decine e decine di turisti cinesi e giapponesi che andavano in giro con le mascherine chirurgiche.
Ho scoperto anche che almeno una cosa del lockdown mi mancherà: non aspettare il rientro dei figli la sera...
A proposito del lockdown ma avete pensato al trauma che devono avere subito tutti quelli che credono negli oroscopi? Ho controllato con cura e nessun astrologo aveva previsto quanto è successo, ma pensa te!
Rimanendo in tema di Covid mi infastidisce non poco la tendenza, di alcune testate nazionali, di parlare di questi mesi di quarantena come se fosse passato chissà quanto tempo. Signori, era ieri e rischiamo che sia anche domani quindi andiamoci cauti e magari aspettiamo marzo del 2021 per lasciarci andare al "ti ricordi quando?" 
A proposito di rischi sono solo io a notare l'incoerenza del "non vogliamo fare gli esami di maturità a scuola perché c'è pericolo di contagio però lasciateci pascolare in gregge, senza mascherine, davanti pub e bar…" ?
Per il resto ho passato un compleanno alternativo cenerentoleggiando per due giorni a Transumaville, un mondo a parte dove stai talmente in pace che dimentichi virus, mascherine e quant'altro.
Alla fine del tour de force di pulizie finalmente la prima cena in terrazzo della stagione: pizza, birra, il blues antico di Blind Blake e un tramonto spettacolare.  
                                        

16/05/20

#iorestoacasa 10) il grande punto interrogativo

Da lunedì si torna, più o meno, liberi anche se per molto tempo niente sarà più come prima.
Sulla fine del lockdown si sta molto discutendo e polemizzando e questo microscopico blog non sarà mai il posto più adatto per fare analisi a largo raggio su quanto è successo e su quello che accadrà.
Questo blog è un microscopio puntato sulle piccole cose della mia vita come ad esempio, i progressi di crescita di CarMelo

Ho pensato di chiudere questo capitolo surreale delle nostre vite rendendo omaggio ai chili accumulati in questo periodo con una breve carrellata di foto che rappresentano solo una parte di quello che abbiamo preparato e mangiato.
Il cibo è bellezza, è gioia e conoscenza, spero vivamente che torni presto ad essere anche sinonimo di convivialità.



























Buon ritorno alle nostre vite "normali".









03/04/20

#iorestoacasa 4) Battipanniliberitutt... ah, no!

Com'era prevedibile è arrivato il primo prolungamento della quarantena nazionale. 
Signore e signori si resta a casa fino al 13 aprile ma non fatevi illusioni si prolungherà ancora.
E intanto io continuo a spezzare denti a furia di serrare le mascelle e faccio avanti e indietro dal dentista, con tutto quello che ne consegue in ansia e nervosismo.
Preparo il modulo di autocertificazione ma circolo sentendomi una fuorilegge anche se ogni volta il dentista per rassicurarmi compila un certificato di cure dentali urgenti. 
L'assenza di traffico mi permette di attraversare la città in pochissimi minuti ma puntualmente torno a casa stanca come se avessi guidato per ore e ore.
Le giornate cominciano a diventare tutte uguali, faccio fatica a ricordare che giorno sia e faccio fatica a concentrarmi, in compenso sono diventata bravissima a dimenticare le cose.
Si continua a "giocare col cibo" TralAlì e Sid si sono dati ai biscotti: cookies con pepite di cioccolato fondente e biscotti cacao e cocco, devo ammettere che in entrambi i casi il risultato è stato veramente buono.
Ogni tanto anche il bello si mette ai fornelli (così ti riposi un po', dice) ma visto il suo talento nello sporcare una quantità industriale di teglie, pentole, caccavelle ed utensili vari alla fine il mio presunto riposo va farsi benedire visto che devo pulire il triplo delle cose
Con il resto della famiglia si organizzano sfide culinarie a tema: sfincione, arancine, torte salate e i risultati vengono condivisi su WhatsApp.
Con una delle vicine ci scambiamo torte e dolcetti lasciandoli appesi alla porta e avvisandoci con un messaggio sul telefono.
Alla fine della quarantena in pratica avrò una decina di chili in più e una dentiera nuova di zecca!
A proposito di vicini ce ne sono alcuni che stanno praticamente trascorrendo la quarantena sul pianerottolo passando da un appartamento all'altro in continuazione, va be' che appartengono alla stessa famiglia ma avendo diversi bambini ed essendo costretti per esigenze di salute a frequentare personale sanitario che giornalmente viene da fuori io al posto loro una calmata me la darei.
I vicini del piano di sotto invece continuano a litigare imperterriti e quando lo fanno con le finestre aperte hanno la capacità di fare affacciare l'intero vicinato.
I gabbiani sono diventati padroni incontrastati della città e schiamazzano impudenti ad ogni ora del giorno e della notte ebbri di quella libertà che comincio ad invidiargli.
Di questa settimana voglio salvare la nascita del secondo figlio di una coppia di amici e il ritorno delle rondini.

A mezzanotte
quando avrai bisogno di forza
quando sentirai il cuore pesante
fuggi via, fuggi via verso casa
io non starò qui ancora per molto
                        Spiritual afroamericano


  
                                                       



28/03/20

#iorestoacasa 3) E poi ci sbatti la faccia

Prima la notizia di un parente stretto che vive nell'hinterland milanese e che sembrava avesse contratto il virus (allarme fortunatamente rientrato), poi la telefonata con un'amica che vive e lavora a Milano. 
"Disperata" è la parola che continuava a frullarmi nella testa mentre lei parlava: i suoi racconti, il tono di voce stanco e rassegnato, la voce che tratteneva a stento il pianto.
Non erano più le immagini e le notizie tristi degli organi di informazione, all'improvviso è diventato tutto reale in maniera dolorosa. 
Qui da noi il contagio è ancora contenuto, la vita procede abbastanza serena nonostante la reclusione forzata anche se cominciamo a interrogarci sulla durata delle restrizioni e sui tempi che verranno a livello economico e lavorativo.
Non ho voglia di raccontare aneddoti stavolta, li conservo per il prossimo post.
Per questa settimana voglio solo aggrapparmi al senso di gratitudine per la convivenza serena che stiamo trascorrendo in famiglia.

21/03/20

#iorestoacasa 2) E' tutto vero

E' la frase che mi viene in mente al mattino appena sveglia, forse inconsciamente durante la notte il mio cervello si convince che sia tutto un sogno,  
Il primo input è quello di rimanere nascosta sotto le coperte, poi mi spingo fuori dal letto.

Mi sono autoimposta delle piccole regole che mi aiutano ad affrontare meglio le giornate:

  • Lasciare puntata la sveglia del mattino
  • Non rimanere in pigiama
  • Tenere in ordine e pulita la casa
  • Informarmi sull'andamento dell'epidemia solo un paio di volte al giorno e solo su determinate testate, non ho bisogno di notizie infondate o allarmistiche: la situazione è abbastanza schifosa di suo.
  • Evitare, sui social, quegli account che si stanno rivelando rabbiosi e rancorosi; su Twitter non vado più dall'inizio del mese e su Instagram ho diminuito il numero dei following. 
  • Mi impegno a cercare sul web e nella vita reale delle piccole cose belle.

Sul fronte familiare la convivenza procede bene anche se qualche segno di cedimento si è verificato: 
Sid che attraversa il corridoio camminando come il gobbo di Notre Dame o che imita il verso dei delfini, TralAlì che guarda la tv seduta a testa in giù sul divano o che si trucca per passare il tempo.

Ci sono anche i momenti che ti sbattono in faccia l'assurdità di quello che stiamo vivendo: l'altoparlante della protezione civile che invita a stare a casa (va be' che la prima volta ero mezza addormentata e mi sono incazzata perché credevo fosse l'arrotino), la riflessione su quante cose davamo per scontate, il magone che mi ha riempito gli occhi di lacrime quando ho visto per la prima volta la Via Libertà senza auto e con pochissime persone, i dubbi su come dovremo comportarci una volta finita l'emergenza (mi auguro che il ritorno alla normalità avvenga gradualmente).
E infine il senso di impotenza che ti assale quando una persona cara viene colpita da un lutto e non puoi andare oltre la telefonata o quando un'amica, a causa di tutte le restrizioni in corso, si ritrova a vivere come un incubo quello che di solito è uno dei momenti più belli nella vita di una donna.

Di questa seconda settimana voglio salvare l'emozione delle piccole belle notizie ricevute da persone a me care e questa frase di Giovanni Falcone.





14/03/20

#iorestoacasa 1) Stai ferma lì e non ti muovere!

E' quello che ripeto all'ansia che in questi giorni cerca di farsi largo a gomitate.
Sono impegnata a schivare le notizie inutilmente allarmistiche mentre insieme con tutta la famiglia cerchiamo di adattarci alle indicazioni necessarie a contenere il contagio anche se non siamo in zona rossa.
Anche qui palestre chiuse, scuole chiuse, si cerca di stare in casa ed evitare luoghi affollati.
Si rinuncia agli incontri con gli amici e si evita di andare dalle nonne.



L'inizio di questo post l'avevo scritto lunedì pomeriggio, prima che l'intero territorio nazionale diventasse zona protetta, prima che le restrizioni diventassero ancora più restrittive, prima che prendessi l'abitudine della tisanina rilassante della sera altrimenti col cavolo che riesco ad addormentarmi.
L'ansia oramai mi si è appollaiata sulla spalla e lì vive  tranquilla (l'ansia non è ansiosa). 


Siamo tutti in casa a studiare e lavorare on line, anche il bello ha rinunciato a percorrere le poche centinaia di metri che lo separano dall'ufficio.
La convivenza è abbastanza serena, ogni tanto c'è qualche scatto di nervi ma niente di tragico. 


I ragazzi si sono adattati abbastanza bene alle restrizioni e alla clausura, almeno per questa prima settimana, tra allenamenti fitness casalinghi (per lui) e immancabile beauty routine (per lei), incursioni estemporanee tra forno e fornelli, maratone di serie tv su Netflix, lezioni on line e lauree di amici in streaming le loro giornate trascorrono abbastanza agevolmente.


Marito (un po' germofobico ma si sta rassegnando) passa la mattina e gran parte del pomeriggio tra telefonate, conference call, telefonate, discussioni su whatsapp e telefonate; il salotto è la sua base operativa e il balcone la zona telefonate.
Non ho ancora capito se si è reso conto che, con il silenzio di questi giorni, le voci si sentono a grande distanza e che tutto il vicinato è al corrente dei suoi affari.


La città è silenziosa in maniera inusuale considerato che viviamo a pochi metri da una delle strade centrali. 
Questo silenzio mi destabilizza, non capisco "ad orecchio" se le finestre di casa sono aperte o chiuse e sono costretta a guardare l'orologio per sapere che ora sia, io che con inquietante approssimazione riuscivo a capirlo, di giorno e di notte, basandomi sui rumori provenienti dalla strada.


Mi ero ripromessa di dedicare ai miei hobby quelli che vedevo come giorni di noia:  ricamo, uncinetto, lettura, serie tv… invece sbrigo il lavoro d'ufficio, cerco di mantenere la casa più in ordine e pulita del solito, ne approfitto per fare un tantino di decluttering ogni giorno, e poi lava, stira, cucina, telefonate e video chiamate con madre (che già non usciva da 15 giorni perché era stata raffreddata) e con fratello (dalle sue parti la clausura è iniziata una settimana prima) per sentirci più vicini, messaggi nelle varie chat di gruppo per tenerci un po' su anche se siamo distanti.
Insomma mi ritrovo a sera che sono talmente stanca che non riesco a far altro che spalmarmi sul divano e fingere di guardare la tv mentre con un occhio già dormo.


Da un lato è una cosa positiva perché le giornate trascorrono abbastanza in fretta, dall'altro un po' meno: il pensiero che domani e domani ancora, fino al 3 aprile se tutto va bene, saranno uguali ad oggi mi butta giù.




Cerco di affrontare un giorno per volta, di tenermi in contatto con le amiche, alcune hanno seri problemi di salute resi ancora più problematici dall'emergenza sanitaria in corso, altre hanno figlie e figli "bloccati fuori" alcuni anche all'estero.
C'è un sottile filo di solidarietà che corre tra di noi, parole taciute per non aggravare ulteriormente il peso dell'anima, battute per alleggerire la tensione, consigli per affrontare momenti di sconforto ma ci siamo le une per le altre in maniera discreta e costante, pronte a condividere le buone notizie, che in questi giorni sono merce rara, per farci forza a vicenda.


Di questa prima settimana di clausura voglio salvare questo strano silenzio, la forza della solidarietà femminile, la gioia suscitata dal messaggio vocale di un'amica che annuncia che della sua leucemia non resta traccia =)

foto presa dal web



15/06/17

Io, il metodo Konmari e il corredo

Decidere di fare repulisti e ordine in casa non è mai una cattiva idea.
Soprattutto se ti rendi conto che l'ordine ti aiuta ad essere più serena, a mantenere la calma e che forse è meglio soffocare sul nascere quella malsana abitudine che ti porta a conservare troppe cose e che, col passare degli anni, potrebbe trasformarti in una accumulatrice seriale.
E allora, complice la generosità di Rosy, cominci a curiosare tra le righe del metodo Konmari per cercare di "alleggerire" cassetti, armadi e anima.
Fermo restando che il periodo della transumanza non è esattamente l'ideale per cominciare un'attività tanto radicale, qualcosina sono riuscita a sistemare nel mio guardaroba ma il "buttatuttobuttatutto" l'ho rimandato a settembre sia perché avevo già fatto il cambio di stagione e mi scocciava terribilmente ricominciare da capo sia perché materialmente non ho il tempo (e sinceramente neppure la voglia) di stressarmi e stancarmi. 
Ho quindi sistemato parte dell'armadio, i miei cassetti, il cassetto dei pigiami del marito... ma poi è stato il turno di quelli della biancheria da letto, da bagno e da tavola e qui la filosofia zen orientale ha dato la prima sonora craniata contro la muraglia del corredo occidental-terrone.
Si, perché non credo che sull'argomento in questione le mamme giapponesi siano ossessivo-compulsive quanto quelle meridionali: la mamma sicula (allegramente sostenuta, incoraggiata e istigata dall'entourage familiare di sesso femminile) comincia ad accumulare la "robba" per la figlia femmina sin dalla primissima infanzia nel timore che una volta maritata possa ritrovarsi a dormire sul materasso nudo o altri scenari domestici apocalittici: fare la doccia e asciugarsi con la carta del rotolo da cucina, pranzare sulla tavola senza la tovaglia o asciugare i piatti con la carta igienica. 
Il corredo meridionale è quella cosa che se hai una o più sorelle, te la cavi a buon mercato e nella migliore delle ipotesi al 30º anniversario di matrimonio puoi finalmente permetterti di comprare della biancheria per la casa senza farti venire i sensi di colpa; ma se sei l'unica femmina hai davvero pochissime alternative: o ti trovi un bravo psicologo che ti aiuti a convivere con il lacerante rimorso di aver acquistato una tovaglia "per tutti i giorni" quando hai i cassetti pieni di meravigliose e preziose tovaglie ricamate oppure morirai a 99 anni e 8 mesi durante un'interminabile sessione di stiratura della splendida tovaglia di lino con le applicazioni in chiacchierino (altrimenti detta "machicazzomel'hafattofare").
Il corredo deve essere bello, prezioso, possibilmente confezionato con stoffe pregiate e ricamato a mano, arricchito e ingentilito con applicazioni e intagli. 
Verrà poi il giorno in cui, finalmente, avrai vinto le tue paure e per un'occasione speciale deciderai di apparecchiare la tavola con una di queste tovaglie speciali e alla prima macchia ti verrà un collasso che cercherai maldestramente di camuffare per non offendere gli ospiti e infine durante le due/tre ore di stiratura imprecherai all'indirizzo di tutta la componente familiare femminile.
E poi sarà un crescendo, perché il ciclo della vita farà il suo corso e al tuo corredo si aggiungerà parte di quello delle nonne, delle zie, della mamma e tutto passerà a tua figlia e alla sua e, facendo un paio di calcoli, la bis bis nipote avrà bisogno di un armadio quattro stagioni solo per il corredo di famiglia che a quel punto sarà ingiallito, un po' bucherellato, incartapecorito, praticamente vecchio senza essere mai stato usato ma ancora tanto bello, tanto prezioso.
Cara Konmari, vieni in Sicilia e parlaci tu con le madri di figlie femmine!
Tornando alla nostra maestra dell'ordine è sottinteso che io mi rifiuto di ringraziare abiti e accessori prima di rimetterli a posto, anche se mi è venuto un dubbio atroce: le lenzuola sporche è più educato ringraziarle prima di riporle nel cestone o dopo averle stirate e riposte nel cassetto? E mentre le stiro devo domandare scusa per la temperatura del ferro?
Scherzi a parte, come ha detto Anna , il segreto della riuscita del metodo sta nell'adattarlo a noi stesse, alla nostra casa-vita-personalità.
Tornando alla sistemazione dei cassetti sappiate che la verticalizzazione (segue foto esplicativa perché sono le due del mattino e non ho la benché minima intenzione di spiegare di cosa si tratta) non funziona molto bene con sacchi copripiumone, lenzuola, tovaglie, accappatoi e asciugamani non usati (si, sono esattamente parte di quelli del corredo che dopo 19 anni non sono ancora riuscita ad utilizzare) mentre con gli asciugamani già strapazzati da lavabiancheria e ferro da stiro funziona benissimo.
Non escludo di poter tornare in futuro sull'argomento Konmari e affermo categoricamente che, per quanto mi riguarda, mai nessun libro verrà buttato!

Vi lascio la foto di un paio di cassetti "verticalizzati" e, più sotto, un link che spiega un po' meglio del mio post il metodo in questione:





12/01/17

Potrebbe...

Buoni propositi per il nuovo anno? Anche no!
Non ne voglio fare perché non amo fare promesse che non posso mantenere.
Faccio progetti, questo si, e potrebbe anche succedere che finalmente quest'anno io riesca a vincere la mia enorme paresi mentale riguardante i lavori in casa e mi decida a far ristrutturare bagno e cucina, potrebbe...
Intanto mi sono accorta che a fine mese questo blog festeggia gli 8 anni di vita e potrebbe anche succedere che ci scappi un SempliceCandy come ai vecchi tempi, potrebbe...







28/03/13

Lasciatemi vantare...

...no, perché fino a qualche anno fa io avevo GROSSI problemi con gli impasti da lievitare. 
Ultimamente invece, forse  a causa dell'età che avanza e che mi rende più paziente, riesco a far lievitare la qualsiasi  ^__^ 
Ieri ho provato la ricetta del "pane senza impastare" e sebbene scettica mi sono dovuta ricredere quando ho sfornato una magnifica pagnottona di quasi 900gr (in foto i miseri 200gr sopravvissuti all'assalto famelico dei commensali).
Grazie dunque a Rosa ed Axia per avere segnalato la ricetta che trovate QUI.
N.B. stamattina il pane era ancora morbidissimo. 
Adesso devo provare ad usare la farina di rimacino, che ci volete fare sono decisamente sicula inside!

10/03/13

Abbiamo gemellato!

Nonostante le insistenze e resistenze paterne alla fine ha vinto Tralalì (qualche dubbio in proposito?) e abbiamo ospitato un maschio. È arrivato un 14enne "tetesco di Cermania" ma di origini rumene, più magro di Mutante (che già di suo è magro come la fame) educatissimo, timido e silenzioso che fortunatamente capiva l'italiano.
Gemello e Tralalì hanno passato poco tempo a casa in quanto avevano un fitto programma di impegni organizzati dalla scuola, ma in questo poco tempo ho imparato che un gruppo di liceali in attesa dei "gemelli" in aeroporto puó accogliere i coetanei con urla ed entusiasmi solitamente riservati alle rock star, che bisogna controllare bene un "teteschino" perchè rischi che esca in ciabatte dimenticando le scarpe a casa e perchè se pesta una cacca di cane lava le scarpe nel lavandino costringendoti a una disinfenzione straordinaria in notturna a base di candeggina.
Ho anche imparato che se un pomeriggio ospiti un gruppo di adolescenti italo/tedeschi puó capitare di trovare una ragazzina che si fa lo shampoo nel tuo lavandino...e mi è andata bene che il bidet non sia stato scambiato per il "water per sole donne" com'è capitato ad un'altra mamma.
Ho imparato anche che, se li riunisci attorno ad una tavola imbandita, anche il più timido e meno portato per le lingue (leggi Mutante) si rilassa e riesce a comunicare e che a 15 anni un arrivederci puó essere commovente come un addio.
Morale della favola: è stata una bella esperienza; almeno per questa prima parte, adesso attendiamo il mese entrante quando sarà Tralalì ad "espatriare" per una settimana.

P.S. Il nostro "teteschino" (ripartito sabato mattina quando il termomentro della macchina segnava 29º) è anche dotato di sense of humor: ieri sera abbiamo ricevuto questa foto :)

18/01/12

Fammi capire...

...aggrovigli in maniera oscena le tende e te la tieni in campana.
Me ne accorgo, per puro caso, e comincio a sistemarle...
dopo un po' ti piazzi alle mie spalle e con nonchalance, come se ti fosse venuto in mente in quel preciso momento mi comunichi che hai aggrovigliato le tende (ma sai che non me ne ero accorta!!!).
Rimani a guardarmi senza muovere  un dito e quando ho finito te ne esci con la frase: "Per fortuna che tu sei brava in queste cose!"...ma mi prendi per il c...?
E, per inciso, non sono brava, mi limito a far funzionare il cervello!
immagine presa qua

05/10/11

Visto che...

 ...mi tocca stare col sederone ben piantato sulla poltroncina girevole in attesa di una telefonata, che chissà quando arriverà. Visto che non ho voglia di pensare alle millemila cose che potrei fare se 'sto cavolo di ufficio fosse già trasferito a casa e neppure di concentrarmi sul pomeriggio che mi attende...allora scrivo un post e vi aggiorno sulle settimane passate così vi rendo partecipi e poi voi commentate che siete (chi più, chi meno) nelle stesse condizioni e io mi sento un po' meno incapace  u.u
A grandi linee questo è quello che è successo e sta succedendo nella mia vita:
Effettuata la controtransumanza mi sono ritrovata a decidere un radicale "decluttering" che attualmente è ancora in corso a spizzichi e bocconi (ma quante caz##te sono riuscita ad accumulare in 15 anni di matrimonio???), portiamo finalmente l'ufficio a casa, anzi no, anzi si, anzi forse...in ogni caso anche quest'anno abbiamo deciso di rinviare a data da destinarsi gli ormai fantomatici lavori di ristrutturazione dell' appartamento, in compenso abbiamo stabilito di sistemare un paio di stanze per renderle più confortevoli spostando qualche mobile e aggiungendone qualche altro, operazione che renderà necessaria un'incursione (svuota portafoglio) all'Ikea
Nel frattempo TralAlì ha cominciato il liceo ed il Mutante la seconda media, al momento sembra che vada tutto bene per entrambi ma si attende, per verifica, il primo incontro con i rispettivi insegnanti.
E ancora: un piccolo "terremoto" ha investito una cara amica (che non ne aveva affatto bisogno).
E poi, mio malgrado, sono tornata a muovermi in auto in città per accompagnare a scuola TralAlì ma la viabilità cittadina e la variegata fauna che la popola meritano un post a parte...
E con la suddetta TralAlì comincia il periodo tosto: quello suo del "mi sento grande e faccio minchiate" e quello mio del "sono incazzata come una iena e ti spezzerei volentieri le gambine dopo averti schiaffeggiato ma preferisco avere un dialogo e così ingoio il rospo e mantengo la calma".
Sul fronte vita sociale ho in sospeso una visita di condoglianze, una di nascita, un matrimonio (tra 3 giorni!!!) e un paio di cene
Tutto il resto, che ve lo dico a fare, è ordinaria amministrazione: spesa, bucato, cucina, stira, compra libri, pulisci casa,  visite mediche, misurazioni di vestiario per il Mutante che sta mutando in un perticone e come per incanto nel giro di poche settimane pantaloni, maglie e magliette diventano immettibili, e bla bla bla...in tutto questo la valigia che ho usato per i miei vestiti durante la controtransumanza è ben nascosta (ancora piena) sotto il letto in attesa di un cambio di stagione che (per mia fortuna) tarda ad arrivare.
Ooops, la telefonata che aspettavo è arrivata! Al lavoro!

16/02/11

Riflessioni di una casalinga...

...lo ammetto: sono un tantinello paranoica in merito allo "sciorinare il bucato" (forbiiita), 'nsomma se è troppo umido uso lo stendino così asciugano meglio, se devo uscire uso lo stendino onde evitare campioni omaggio di feci piccioniche o di detriti edibili e non, dei condomini soprastanti, se solo sospetto che il tempo potrebbe cambiare nelle prossime 48 ore uso lo stendino, se c'è troppo traffico (e polveri sottili) uso lo stendino, se devo stendere di notte uso lo stendino...il problema è che non ho un balcone sufficientemente grande da ospitare lo stendino...così tra i pezzi d'arredamento di casa c'è, a pieno titolo, lo stendino perennemente piazzato in corridoio vicino al termosifone.
In pratica stendo fuori solo le lenzuola (giusto perchè non riesco a tollerare che asciughino piegate) solo se posso monitorarle ogni 15 minuti e ritirarle al volo non appena asciutte ;)
Va da se che le giornate di scirocco diventano l'orgia selvaggia del bucato...con la lavabiancheria che alla fine minaccia di andarsene da casa.
Tutta questa farneticante tiritera è solo un prologo, infatti la vera questione è un' altra: qualche sera fa mentre strabicamente ricamavo (un occhio alla tela e l'altro a CSI) ho avuto l'illuminazione.
La soluzione allo stendino è lei: l'asciugatrice!!! 
Mi sono fiondata (solo 52 secondi per rimettermi in posizione eretta ed altrettanti per riattivare la circolazione e le articolazioni delle gambe) su internet ed ho cominciato a studiare...valutazioni, modelli, costi, tipologie, consumi etc...etc...
'Nsomma in un paio di orette mi sono fatta una cultura sull'argomento ed entusiasta e gasatissima me ne sono andata a nanna immaginando scenari bucolici di biancheria mordida ed asciutta pronta da piegare e riporre (ferro da stiro: tiè). 
L'indomani, a tavola, stavo per argomentare sulla necessità di acquistare l'elettrodomestico delle meraviglie ma, mentre prendevo fiato per far partire la tiritera, sono stata folgorata da un'immagine che mi ha bloccata a bocca aperta: il resto della famiglia che, comprese a fondo le potenzialità della magica asciugatrice, cominciava ad avanzare assurde pretese sui tempi di restituzione  della biancheria...
Non so se mi spiego... avete presente una scena tipo "Sono già due ore che ho messo la maglietta (o i jeans o altro) nel cestone della biancheria sporca....non è ancora pronta??? Daaaai che devo uscire tra un po'..." o anche "Domani mi serve la camicia a righine...ci pensi tu???"  quando la camicia a righine è l'unica tra tutte ad essere sporca (richiesta che conosco bene nella versione stiratura...)
Per farla breve mi sono bloccata prima di cominciare a parlare, ho lasciato vagare lo sguardo sul resto della famiglia e mi sono affrettata ad infilare il cibo in bocca ;) 
Ho deciso che devo rifletterci ancora un po'.