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02/02/21

Punti di vista (fateviica##ivostri)

Durante questa pandemia abbiamo scelto (e continuiamo a farlo) di proteggere noi stessi e le persone a noi care: nessuno di noi quattro incontra gli amici, abbiamo azzerato le uscite non necessarie e anche le visite mediche non urgenti (io pagherò un prezzo alto per questo, lo so già). Non si può andare a mangiare fuori ma, per dare una mano, una volta a settimana ordiniamo a domicilio dai ristoratori che frequentavamo abitualmente. 

Le nonne sono piuttosto anziane e mio cognato è cardiopatico quindi cerchiamo di evitare visite e contatti. Nessuno di noi ha voglia di contrarre questo virus dal quale non sai cosa aspettarti visto che si comporta come una roulette russa: positivo asintomatico, positivo pauci sintomatico e via via sempre peggio fino ad ucciderti.

Non abbiamo festeggiato i 50 anni del Bello e ci siamo limitati ad ospitare le nonne solo per il pranzo di Natale con tutti gli accorgimenti del caso: tavola in salotto allungata come se fossimo 20 (eravamo solo in sette) per tenere più spazio possibile tra i commensali, timer nel cellulare per ricordarci di arieggiare la stanza ogni ora, detergente con alcool, disinfettante e rotolo di carta al posto degli asciugamani in bagno, niente baci e abbracci.

Non ci vedevamo dai primi di ottobre e continuiamo a non vederci se non in video chiamata. Unico strappo alla regola una domenica pomeriggio per il compleanno di mia madre, ma sono andata da sola per portarle il regalo e mi sono fermata per un'oretta senza togliere la mascherina.

Tirando le somme la sensazione è di essere assediati e non passa giorno senza sentire o pronunciare la fatidica frase: "sai chi è risultato positivo?"

Segui le regole e i comportamenti consigliati e realizzi che questi 11 mesi assurdi stanno cominciando a presentare il conto in termini di stanchezza mentale e fisica, sai che non potrà migliorare se non quando (quando?) questo virus sarà finalmente debellato e aspetti, sopporti, cerchi di dare coraggio anche quando ti viene voglia di urlare per la frustrazione. 

Nel frattempo guardi con schifata costernazione chi continua a minimizzare o addirittura negare la gravità della situazione.

Ma la cosa che mi fa diventare una iena più dei minimizzatori, dei negazionisti, dei nasi fuori dalla mascherina e dei vaccinofobi del piffero sono quelli/e (alcuni/e nemmeno li/e conosco di persona) che non si fanno i cazzi propri e che durante le conversazioni telefoniche si permettono di giudicare e criticare il nostro mantenere le distanze.

LORO non potrebbero rinunciare MAI ad abbracciare madri/padri/sorelle/fratelli fino alla settima generazione, LORO agli affetti ci tengono TROPPO e non potrebbero stare tutto questo tempo senza incontrarsi!!!

Da ciò si evince che noi, invece, siamo delle piccole teste di cazzo esagerate, senza cuore né sentimento che abbiamo approfittato della paura del contagio per tenere alla larga i nostri affetti.

Per la cronaca: io, piccola testa di cazzo senza cuore, preferisco non vedere mia madre piuttosto di essere veicolo di contagio o, peggio ancora, dovere fare i conti con il rimorso se dovesse finire in ospedale.

E come direbbero a Berlino... 





 

14/01/21

Anno nuovo, vita vecchia

Progetti e buoni propositi per il nuovo anno stavolta non ne faccio la situazione è ancora troppo instabile e  mutevole, non vale la pena mettersi qui a dire "farò questo e farò quello" mentre la nostra vita è scandita da restrizioni e ordinanze che variano in base al numero dei contagi che, per inciso, continua a crescere.

Alcune cose succederanno comunque, che io le programmi o meno, e qualche novità familiare è in vista nei mesi a venire ma per il resto si galleggia in giorni che si assomigliano tutti da ormai troppo tempo. 

Sto qui, come un bambino annoiato seduto su un muretto a dondolare le gambe, a domandarmi se vale la pena di fare un bilancio dell'anno appena trascorso che fino alla fine si è divertito a tirarci calci in bocca e palettate di merda fango.

A prima vista, se guardo indietro vedo una grande oscurità fatta di noia, paura, rabbia, sconforto ma se mi fermo a riflettere a poco a poco, nel buio cominciano a brillare uno per volta i momenti belli: le piccole gioie, i traguardi e le soddisfazioni dell'anno appena trascorso.

Queste piccole stelle nel buio, per cui posso essere grata, sono più di quante credessi e questo mi fa stare bene.

Lascio qui una parola e il suo significato (fonte Wikipedia) sperando che diventi il mio/nostro mood per il 2021

RESILIENZA

"...la capacità di fare fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità..."





 

05/11/20

Karma...e sangue freddo

I dpcm sono ormai diventata l'unità di misura dello scorrere del tempo in questo anno che difficilmente dimenticheremo.

Tra un dpcm e l'altro il mese di ottobre è scivolato via velocissimo e ci ritroviamo a novembre con una nuova serie di restrizioni nel tentativo di rallentare i contagi che ormai anche qui in terronia stanno diventando, purtroppo, pane quotidiano e cominciano a colpirci da vicino: non passa giorno senza che arrivi la notizia che qualche parente, amico, conoscente, collega è risultato positivo al tampone. 

In famiglia si cerca di mantenere il buon umore e la speranza, si esce pochissimo e solo per lo stretto indispensabile, cerchiamo di proteggere le nonne che ormai non vediamo da oltre una ventina di giorni con la speranza di poterci riunire senza pericolo almeno per le feste. 

Personalmente cerco di non farmi prendere dal panico e dalla disperazione; affronto un giorno alla volta  sforzandomi di pensare positivo, di cercare la bellezza e i pensieri positivi, impegnandomi in nuovi progetti che mi tengano occupata: uncinetto, gruppi di lettura, corsi on line di bon ton (non è mai troppo tardi per diventare una donnina a modo), pianificazione del Natale a dita incrociate (nuova disciplina legata all'andamento dei dpcm).

Mi rifiuto di farmi contagiare da quella che sembra essere diventata la moda del momento soprattutto sul web: sfogare sugli altri la propria frustrazione.

A marzo si diceva che saremmo usciti migliori da questa pandemia, sono passati sei mesi, la pandemia è ancora in corso e mi sembra che la gente faccia a gara per dare il peggio di se: su qualsiasi social è tutto un fiorire di offese, cattiverie, malignità. Urla virtuali che però hanno anche loro un lato positivo: mi aiutano a capire molto velocemente con chi non voglio interagire.

Non parliamo poi dei detentori-illuminati-tuttologi delle Verità Assolute (faccia di me perplessa e leggermente schifata). Recentemente ho scoperto una cosa bellissima che mi ha aperto gli occhi su determinati atteggiamenti e mi ha fatto ridere pensando ad alcuni soggetti dell'entourage familiare, si tratta del cosiddetto Effetto Dunning-Kruger cliccate sulle parole in grassetto e vi si aprirà il link che vi consiglio di leggere ;)

Ma il karma che c'entra? C'entra, c'entra! 

Per una vita ho schifato e snobbato Facebook, avevo un account, creato giusto per tenere d'occhio la figliolanza, che poi ho cancellato senza neppure togliere la ragnatele quando i ragazzi hanno abbandonato FB. 

Poi è arrivato il secondo dpcm d'autunno (suona romantico ma non lo è) e hanno chiuso le palestre, a questo punto la struttura dove seguo i corsi di power yoga ha pensato bene di continuarli on line e tra tutte le meravigliose soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia moderna ha scelto FB.

Perplessa e incredula ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e pur di continuare (l'inattività del primo lockdown non ha fatto bene alle mie articolazioni) ho creato un account sul social che più detesto. 

Se non è karma non so come chiamarlo!

 

18/10/20

...isti

Negazionisti, complottisti, menefreghisti, edonisti, polemisti.

Tanti "isti" un solo grande risultato: stanno tornando le restrizioni anti-contagio con mini lockdown, orario di chiusura anticipato per diverse attività, mascherine obbligatorie all'aperto, divieti vari ed eventuali.

Ed eccomi qui con "l'ansietta" che si sta nuovamente arrampicando sulla spalla a pensare freneticamente come riuscire a comprare per tempo e in maniera meno traumatica possibile i regali di Natale,  a modificare per la quarta o quinta volta i festeggiamenti per i 50 anni del Bello (di questo passo festeggerà da solo chiuso in cucina) a cercare di organizzare le prossime settimane cercando di anticipare e concentrare nel minor tempo possibile analisi, visite mediche e impegni vari.

Attività mentale piuttosto vivace (anche se il risultato è un enorme stato confusionale che non aiuta per niente) mentre in realtà vorrei nascondermi sotto le coperte e sbucare fuori quando tutto questo sarà finito. 



16/05/20

#iorestoacasa 10) il grande punto interrogativo

Da lunedì si torna, più o meno, liberi anche se per molto tempo niente sarà più come prima.
Sulla fine del lockdown si sta molto discutendo e polemizzando e questo microscopico blog non sarà mai il posto più adatto per fare analisi a largo raggio su quanto è successo e su quello che accadrà.
Questo blog è un microscopio puntato sulle piccole cose della mia vita come ad esempio, i progressi di crescita di CarMelo

Ho pensato di chiudere questo capitolo surreale delle nostre vite rendendo omaggio ai chili accumulati in questo periodo con una breve carrellata di foto che rappresentano solo una parte di quello che abbiamo preparato e mangiato.
Il cibo è bellezza, è gioia e conoscenza, spero vivamente che torni presto ad essere anche sinonimo di convivialità.



























Buon ritorno alle nostre vite "normali".









10/05/20

#iorestoacasa 9) Confusa e (poco) felice

Siamo alla fine della prima settimana della famigerata Fase 2 e mi aspettavo di peggio. 
Tutto sommato, a parte qualche passeggiata e marito che è tornato a lavorare in ufficio, nel quotidiano è cambiato ben poco: il mood è "se non c'è necessità di uscire preferisco rimanere a casa."
I ragazzi ne hanno approfittato per fare subito il nonna-tour e andare a trovare le "congiunte" che, nei confronti dell'epidemia, hanno un atteggiamento agli antipodi: NonnaL disinfetterebbe anche l'aria che respira, NonnaR, invece, è molto più rilassata nei confronti del contagio (anche troppo) perché è convinta di avere contratto il virus e di essere guarita. 
Da dove nasca questa convinzione non è dato saperlo ma continua a ripeterlo con un certo compiacimento e soddisfazione, contenta lei...
Ho fatto qualche acquisto on line: filati, regali di compleanno, casalinghi, ad ogni acquisto arriva l'avviso che a causa delle restrizioni per il Covid la consegna subirà rallentamenti, ma tra venditori e corrieri esteri e quelli nazionali c'è qualche piccola differenza: gli stranieri ti avvisano dell'avvenuta spedizione e la tracciabilità è puntuale e precisa. Venditori e corrieri italiani invece dimenticano di avvisarti della spedizione, dopo alcuni giorni arriva direttamente l'avviso del corriere con il link per la tracciabilità: "caro cliente consegneremo tra due giorni anzi no, oggi, ci abbiamo ripensato: consegniamo domani mattina anzi no, nel pomeriggio" . 
In queste settimane, oltre a cucinare e ingrassare, mi sono dedicata all'uncinetto (nonnetta mode-on, come dicono i miei figli) ed ecco una galleria della collezione "Quarantena 2020"


Scialle asimmetrico in misto lana/cashmere 
(manca la foto "fescion" perché ho già fatto il cambio di stagione)

Mutanda su misura per la scopa Swiffer
Vestitino per porta-dischetti convertito in porta-penelli

Sottopiatti colorati ancora work in progress



sciarpa estiva (sopra il particolare della punta centrale)
il modello è di Lilla e il video con la spiegazione lo trovate qui


Alla prossima.

Aggiornamento del 16.5
Yashi japanese knot bag
schema free qui

02/05/20

#iorestoacasa 8) Podcast, riflessioni e tristi conclusioni

Già dallo scorso anno mi sono appassionata ad audiolibri e podcast, mi piace avere qualcuno che mi racconta una storia mentre, come per magia, stirare, cucinare e pulire diventano delle attività molto interessanti e poco pesanti.
In queste settimane ho scoperto che su Spotify sono presenti le puntate di Blu Notte di Carlo Lucarelli.
Ascoltandole mi sono resa conto di una cosa piuttosto triste: ho grande memoria degli avvenimenti degli anni 70/80/90 date, nomi, scenari mentre gli avvenimenti più recenti mi risultano per lo più sconosciuti. 
Tirando le somme ero una bambina molto intelligente ed attenta alle dinamiche e ai fatti del mondo in cui viveva che con gli anni si è trasformata in un' adulta disattenta e con un interesse superficiale nei confronti di quello che la circonda.
Altre cose poco gratificanti di questa settimana sono state la consapevolezza che per la prima volta, per risparmiare, avevo pagato l'intero abbonamento annuale in palestra e che già due mesi pieni sono stati bruciati e che sono l'unica, in casa, ad essere ingrassata pur essendo quella che si muove di più (metabolismi di merda e dove trovarli).
Tutto questo stare a casa poi non è affatto rilassante passo un' assurda quantità di tempo in cucina e sembra che il passatempo preferito del resto della famiglia sia pianificare i pasti successivi.
Questa settimana però non è andata sprecata: con C. abbiamo scoperto come e dove ordinare delle meravigliose farine locali macinate a pietra e finalmente dopo 66 giorni ho rivisto mia madre.
Tra due giorni dovrebbe cominciare la fase 2 di questa assurda situazione: prime riaperture e piccole concessioni alle libertà personali.
Il sentimento generale oscilla tra la voglia di cominciare a tornare alla vita normale e la paura di una brusca marcia indietro provocata da un nuovo aumento dei contagi.
Si confida nel buonsenso delle persone come quello di Leoparda e della sua famiglia (gli inquilini del piano di sotto) che durante il lockdown, ad ogni festa comandata (pasqua, pasquetta, 25 aprile e 1° maggio) hanno avuto ospiti a cena.




Alla prossima.




26/04/20

#iorestoacasa 7) Mancanze e pensieri sparsi

Volevo fare un elenco di tutte le cose di cui sento la mancanza ma sarebbe stato troppo lungo perché mi mancano tantissime cose della mia banale normalità quotidiana, arrivati alla settima settimana mi mancano anche le cose che detestavo.
Ho imparato ad accettare la lentezza dei giorni tutti troppo simili tra di loro, talmente simili che sembra di vivere un'unica lenta e pigra domenica con un lunedì che non arriva mai.
Continuiamo a sbarazzare casa in maniera massiccia e cerchiamo di smaltire il martedì con l'indifferenziata (prima o poi i ragazzi che si occupano del ritiro chiederanno lo straordinario) mentre il garage si riempie di sacchi di cose da portare ai centri comunali di raccolta rifiuti (al momento ancora chiusi) ed altri da dare in beneficienza.
Sono diventata campionessa olimpica nello schivare i messaggi complottisti su WhatsApp e solo in rarissimi casi rispondo tono su tono.
Adoro l'ottimismo della newsletter di VivaTicket che puntualmente manda la mail di riepilogo dei concerti della prossima estate che in realtà sono stati annullati o quasi.
Infine, scorrendo le foto in archivio, ho scoperto che già a novembre l'universo ci aveva avvisato...


Alla prossima.

17/04/20

#iorestoacasa 6) Nodi al pettine

Il problema è che ero abituata a star sola. 
Il marito fuori per lavoro quasi tutta la settimana, Sid all'università, fuori con gli amici o chiuso nella sua tana-stanza e TralAlì studentessa fuori sede.
Non che averli a casa mi disturbi ma ogni tanto mi viene voglia di chiuderli al balcone per avere un po' di pace. 
Qualche sera fa mentre tutti e tre facevano casino ho avuto un momento di  défaillance  e ripetevo "io non reggo fino al 3 maggio" mentre piangevo e ridevo contemporaneamente.
Caliamo il sipario su questa scena penosa.
Mi manca la palestra, mi mancano le camminate a piedi in giro per la città.
Lo so che è permesso fare un giretto a pochi metri da casa ma non ne ho voglia, io ho bisogno delle mie lunghe passeggiate a passo svelto con la musica a volume adolescenziale nelle orecchie e camminare, camminare fino a stancarmi.
Ma non sono l'unica ad avere le crisi di astinenza: al Bello manca il giardino di Transumaville e prendersi cura delle sue piante. 
Così pian piano l'unico minuscolo balcone che abbiamo in città si sta trasformando in un surrogato di giardino: si è procurato tre vasi di aromatiche, due begoniette antiche di quelle col tronco spinoso e i fiorellini rossi; ha trapiantato rametti spezzati di piante grasse che hanno radicato felicemente e infine ha piantato un semino di mela che era già germogliato all'interno del frutto. 
Prima sono spuntate due foglioline, poi quattro, adesso sei… il Bello, orgoglioso come un neo papà, sta ancora cercando un nome altisonante per questo minimini albero che vede come un segno di speranza, io prosaicamente l'ho battezzato Carmelo, Melo per gli amici.
Di questa settimana voglio conservare la videochiamata di gruppo con mamme e fratelli per cominciare insieme i rispettivi pranzi di Pasqua e la "saggia" riflessione di TralAlì una volta aperto l'uovo kinder : "quando eravamo piccoli le sorprese erano più belle!"    LOL 

Carmelo ;)

12/04/20

#iorestoacasa 5) Cerco di non pensare

Le giornate continuano ad assomigliarsi tra di loro ma il lunedì non si smentisce e fa sempre schifo. 
E' la giornata in cui, non so perché, si concentrano le cattive notizie e si rinnovano le preoccupazioni. 
Questa settimana è stata stranissima: prima la telefonata con cui ci anticipavano le analisi del Bello in vista di un esame particolare e delicato cui deve essere sottoposto, poi la scoperta che la struttura dove avrebbe dovuto svolgere il tutto è diventata un focolaio di contagio ed è stata blindata.
Un'altalena di sentimenti contrastanti: il sollievo per avere sfangato per poche ore il possibile contagio, la preoccupazione per questo esame che continua ad essere rinviato.
Ormai rimanere in casa è diventata un'abitudine e questo mi spaventa. 
Forse era meglio l'ansia delle prime settimane piuttosto che la rassegnazione apatica di questi giorni. 
Mi sembra di vivere sospesa nel tempo e nello spazio e non mi piace per nulla. 
Cercare di non pensare sta diventando un esercizio mentale quotidiano: cerco di non pensare a quando tutto finirà e a quando potremo tornare alle nostre vite normali, cerco di non pensare al fatto che il lavoro è fermo, cerco di non pensare a tutto quello che è rimasto congelato e che dovrei portare a termine.
Ho sfogliato a ritroso la mia agenda, pagine fitte di impegni e meme fino alla prima settimana di marzo, dal 9 in poi solo qualche appunto sporadico relativo a compleanni e ricorrenze e, ogni dieci giorni, le liste della spesa.
Svogliatezza, apatia e malumore sono stati il filo conduttore dei miei ultimi due giorni e mi auguro che sia solo una fase passeggera.
Ovviamente il blocco nazionale è stato prorogato fino al 3 maggio e mi auguro vivamente che dal mese prossimo si possa cominciare gradualmente a tornare alle nostre vite. 
C'è veramente poco da salvare di questa settimana: la nascita di Angelica arrivata puntuale e con graziosa velocità ad allietare la vita (ultimamente piuttosto travagliata) di una cara amica ed il fatto che non solo non ho ucciso il lievito madre ma sono riuscita ad usarlo con risultati eccellenti.



Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto sempre di non essere mai abbastanza.
                                                                                                          A. Merini

03/04/20

#iorestoacasa 4) Battipanniliberitutt... ah, no!

Com'era prevedibile è arrivato il primo prolungamento della quarantena nazionale. 
Signore e signori si resta a casa fino al 13 aprile ma non fatevi illusioni si prolungherà ancora.
E intanto io continuo a spezzare denti a furia di serrare le mascelle e faccio avanti e indietro dal dentista, con tutto quello che ne consegue in ansia e nervosismo.
Preparo il modulo di autocertificazione ma circolo sentendomi una fuorilegge anche se ogni volta il dentista per rassicurarmi compila un certificato di cure dentali urgenti. 
L'assenza di traffico mi permette di attraversare la città in pochissimi minuti ma puntualmente torno a casa stanca come se avessi guidato per ore e ore.
Le giornate cominciano a diventare tutte uguali, faccio fatica a ricordare che giorno sia e faccio fatica a concentrarmi, in compenso sono diventata bravissima a dimenticare le cose.
Si continua a "giocare col cibo" TralAlì e Sid si sono dati ai biscotti: cookies con pepite di cioccolato fondente e biscotti cacao e cocco, devo ammettere che in entrambi i casi il risultato è stato veramente buono.
Ogni tanto anche il bello si mette ai fornelli (così ti riposi un po', dice) ma visto il suo talento nello sporcare una quantità industriale di teglie, pentole, caccavelle ed utensili vari alla fine il mio presunto riposo va farsi benedire visto che devo pulire il triplo delle cose
Con il resto della famiglia si organizzano sfide culinarie a tema: sfincione, arancine, torte salate e i risultati vengono condivisi su WhatsApp.
Con una delle vicine ci scambiamo torte e dolcetti lasciandoli appesi alla porta e avvisandoci con un messaggio sul telefono.
Alla fine della quarantena in pratica avrò una decina di chili in più e una dentiera nuova di zecca!
A proposito di vicini ce ne sono alcuni che stanno praticamente trascorrendo la quarantena sul pianerottolo passando da un appartamento all'altro in continuazione, va be' che appartengono alla stessa famiglia ma avendo diversi bambini ed essendo costretti per esigenze di salute a frequentare personale sanitario che giornalmente viene da fuori io al posto loro una calmata me la darei.
I vicini del piano di sotto invece continuano a litigare imperterriti e quando lo fanno con le finestre aperte hanno la capacità di fare affacciare l'intero vicinato.
I gabbiani sono diventati padroni incontrastati della città e schiamazzano impudenti ad ogni ora del giorno e della notte ebbri di quella libertà che comincio ad invidiargli.
Di questa settimana voglio salvare la nascita del secondo figlio di una coppia di amici e il ritorno delle rondini.

A mezzanotte
quando avrai bisogno di forza
quando sentirai il cuore pesante
fuggi via, fuggi via verso casa
io non starò qui ancora per molto
                        Spiritual afroamericano


  
                                                       



28/03/20

#iorestoacasa 3) E poi ci sbatti la faccia

Prima la notizia di un parente stretto che vive nell'hinterland milanese e che sembrava avesse contratto il virus (allarme fortunatamente rientrato), poi la telefonata con un'amica che vive e lavora a Milano. 
"Disperata" è la parola che continuava a frullarmi nella testa mentre lei parlava: i suoi racconti, il tono di voce stanco e rassegnato, la voce che tratteneva a stento il pianto.
Non erano più le immagini e le notizie tristi degli organi di informazione, all'improvviso è diventato tutto reale in maniera dolorosa. 
Qui da noi il contagio è ancora contenuto, la vita procede abbastanza serena nonostante la reclusione forzata anche se cominciamo a interrogarci sulla durata delle restrizioni e sui tempi che verranno a livello economico e lavorativo.
Non ho voglia di raccontare aneddoti stavolta, li conservo per il prossimo post.
Per questa settimana voglio solo aggrapparmi al senso di gratitudine per la convivenza serena che stiamo trascorrendo in famiglia.

21/03/20

#iorestoacasa 2) E' tutto vero

E' la frase che mi viene in mente al mattino appena sveglia, forse inconsciamente durante la notte il mio cervello si convince che sia tutto un sogno,  
Il primo input è quello di rimanere nascosta sotto le coperte, poi mi spingo fuori dal letto.

Mi sono autoimposta delle piccole regole che mi aiutano ad affrontare meglio le giornate:

  • Lasciare puntata la sveglia del mattino
  • Non rimanere in pigiama
  • Tenere in ordine e pulita la casa
  • Informarmi sull'andamento dell'epidemia solo un paio di volte al giorno e solo su determinate testate, non ho bisogno di notizie infondate o allarmistiche: la situazione è abbastanza schifosa di suo.
  • Evitare, sui social, quegli account che si stanno rivelando rabbiosi e rancorosi; su Twitter non vado più dall'inizio del mese e su Instagram ho diminuito il numero dei following. 
  • Mi impegno a cercare sul web e nella vita reale delle piccole cose belle.

Sul fronte familiare la convivenza procede bene anche se qualche segno di cedimento si è verificato: 
Sid che attraversa il corridoio camminando come il gobbo di Notre Dame o che imita il verso dei delfini, TralAlì che guarda la tv seduta a testa in giù sul divano o che si trucca per passare il tempo.

Ci sono anche i momenti che ti sbattono in faccia l'assurdità di quello che stiamo vivendo: l'altoparlante della protezione civile che invita a stare a casa (va be' che la prima volta ero mezza addormentata e mi sono incazzata perché credevo fosse l'arrotino), la riflessione su quante cose davamo per scontate, il magone che mi ha riempito gli occhi di lacrime quando ho visto per la prima volta la Via Libertà senza auto e con pochissime persone, i dubbi su come dovremo comportarci una volta finita l'emergenza (mi auguro che il ritorno alla normalità avvenga gradualmente).
E infine il senso di impotenza che ti assale quando una persona cara viene colpita da un lutto e non puoi andare oltre la telefonata o quando un'amica, a causa di tutte le restrizioni in corso, si ritrova a vivere come un incubo quello che di solito è uno dei momenti più belli nella vita di una donna.

Di questa seconda settimana voglio salvare l'emozione delle piccole belle notizie ricevute da persone a me care e questa frase di Giovanni Falcone.





14/03/20

#iorestoacasa 1) Stai ferma lì e non ti muovere!

E' quello che ripeto all'ansia che in questi giorni cerca di farsi largo a gomitate.
Sono impegnata a schivare le notizie inutilmente allarmistiche mentre insieme con tutta la famiglia cerchiamo di adattarci alle indicazioni necessarie a contenere il contagio anche se non siamo in zona rossa.
Anche qui palestre chiuse, scuole chiuse, si cerca di stare in casa ed evitare luoghi affollati.
Si rinuncia agli incontri con gli amici e si evita di andare dalle nonne.



L'inizio di questo post l'avevo scritto lunedì pomeriggio, prima che l'intero territorio nazionale diventasse zona protetta, prima che le restrizioni diventassero ancora più restrittive, prima che prendessi l'abitudine della tisanina rilassante della sera altrimenti col cavolo che riesco ad addormentarmi.
L'ansia oramai mi si è appollaiata sulla spalla e lì vive  tranquilla (l'ansia non è ansiosa). 


Siamo tutti in casa a studiare e lavorare on line, anche il bello ha rinunciato a percorrere le poche centinaia di metri che lo separano dall'ufficio.
La convivenza è abbastanza serena, ogni tanto c'è qualche scatto di nervi ma niente di tragico. 


I ragazzi si sono adattati abbastanza bene alle restrizioni e alla clausura, almeno per questa prima settimana, tra allenamenti fitness casalinghi (per lui) e immancabile beauty routine (per lei), incursioni estemporanee tra forno e fornelli, maratone di serie tv su Netflix, lezioni on line e lauree di amici in streaming le loro giornate trascorrono abbastanza agevolmente.


Marito (un po' germofobico ma si sta rassegnando) passa la mattina e gran parte del pomeriggio tra telefonate, conference call, telefonate, discussioni su whatsapp e telefonate; il salotto è la sua base operativa e il balcone la zona telefonate.
Non ho ancora capito se si è reso conto che, con il silenzio di questi giorni, le voci si sentono a grande distanza e che tutto il vicinato è al corrente dei suoi affari.


La città è silenziosa in maniera inusuale considerato che viviamo a pochi metri da una delle strade centrali. 
Questo silenzio mi destabilizza, non capisco "ad orecchio" se le finestre di casa sono aperte o chiuse e sono costretta a guardare l'orologio per sapere che ora sia, io che con inquietante approssimazione riuscivo a capirlo, di giorno e di notte, basandomi sui rumori provenienti dalla strada.


Mi ero ripromessa di dedicare ai miei hobby quelli che vedevo come giorni di noia:  ricamo, uncinetto, lettura, serie tv… invece sbrigo il lavoro d'ufficio, cerco di mantenere la casa più in ordine e pulita del solito, ne approfitto per fare un tantino di decluttering ogni giorno, e poi lava, stira, cucina, telefonate e video chiamate con madre (che già non usciva da 15 giorni perché era stata raffreddata) e con fratello (dalle sue parti la clausura è iniziata una settimana prima) per sentirci più vicini, messaggi nelle varie chat di gruppo per tenerci un po' su anche se siamo distanti.
Insomma mi ritrovo a sera che sono talmente stanca che non riesco a far altro che spalmarmi sul divano e fingere di guardare la tv mentre con un occhio già dormo.


Da un lato è una cosa positiva perché le giornate trascorrono abbastanza in fretta, dall'altro un po' meno: il pensiero che domani e domani ancora, fino al 3 aprile se tutto va bene, saranno uguali ad oggi mi butta giù.




Cerco di affrontare un giorno per volta, di tenermi in contatto con le amiche, alcune hanno seri problemi di salute resi ancora più problematici dall'emergenza sanitaria in corso, altre hanno figlie e figli "bloccati fuori" alcuni anche all'estero.
C'è un sottile filo di solidarietà che corre tra di noi, parole taciute per non aggravare ulteriormente il peso dell'anima, battute per alleggerire la tensione, consigli per affrontare momenti di sconforto ma ci siamo le une per le altre in maniera discreta e costante, pronte a condividere le buone notizie, che in questi giorni sono merce rara, per farci forza a vicenda.


Di questa prima settimana di clausura voglio salvare questo strano silenzio, la forza della solidarietà femminile, la gioia suscitata dal messaggio vocale di un'amica che annuncia che della sua leucemia non resta traccia =)

foto presa dal web