Le giornate continuano ad assomigliarsi tra di loro ma il lunedì non si smentisce e fa sempre schifo.
E' la giornata in cui, non so perché, si concentrano le cattive notizie e si rinnovano le preoccupazioni.
Questa settimana è stata stranissima: prima la telefonata con cui ci anticipavano le analisi del Bello in vista di un esame particolare e delicato cui deve essere sottoposto, poi la scoperta che la struttura dove avrebbe dovuto svolgere il tutto è diventata un focolaio di contagio ed è stata blindata.
Un'altalena di sentimenti contrastanti: il sollievo per avere sfangato per poche ore il possibile contagio, la preoccupazione per questo esame che continua ad essere rinviato.
Ormai rimanere in casa è diventata un'abitudine e questo mi spaventa.
Forse era meglio l'ansia delle prime settimane piuttosto che la rassegnazione apatica di questi giorni.
Mi sembra di vivere sospesa nel tempo e nello spazio e non mi piace per nulla.
Cercare di non pensare sta diventando un esercizio mentale quotidiano: cerco di non pensare a quando tutto finirà e a quando potremo tornare alle nostre vite normali, cerco di non pensare al fatto che il lavoro è fermo, cerco di non pensare a tutto quello che è rimasto congelato e che dovrei portare a termine.
Ho sfogliato a ritroso la mia agenda, pagine fitte di impegni e meme fino alla prima settimana di marzo, dal 9 in poi solo qualche appunto sporadico relativo a compleanni e ricorrenze e, ogni dieci giorni, le liste della spesa.
Svogliatezza, apatia e malumore sono stati il filo conduttore dei miei ultimi due giorni e mi auguro che sia solo una fase passeggera.
Ovviamente il blocco nazionale è stato prorogato fino al 3 maggio e mi auguro vivamente che dal mese prossimo si possa cominciare gradualmente a tornare alle nostre vite.
C'è veramente poco da salvare di questa settimana: la nascita di Angelica arrivata puntuale e con graziosa velocità ad allietare la vita (ultimamente piuttosto travagliata) di una cara amica ed il fatto che non solo non ho ucciso il lievito madre ma sono riuscita ad usarlo con risultati eccellenti.
Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto sempre di non essere mai abbastanza.
A. Merini
Anche io facevo la tua stessa considerazione: credo che l'aspetto più agghiacciante sia proprio il fatto che ci stiamo abituando a questa immobilità.
RispondiEliminaUn abbraccio <3
PS: Se ho capito bene a cosa ti riferisci, ho un'amica infermiera bloccata proprio nella struttura sanitaria che è diventata focolaio: cioè li hanno proprio chiusi dentro e non possono uscire prima della quarantena. Che situazione di m*rda...
Credo che stiamo parlando della stessa struttura. Speriamo si risolva al meglio e auguri per la tua amica :*
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