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15/03/21

Benvenuta Moka

Da poco più di una settimana abbiamo un nuovo membro in famiglia: si chiama Moka, quattro chili di tenerezza.
Attesa per oltre due mesi e finalmente accolta in casa con gioia ed emozione.
Si è abituata subito a dormire nella sua cuccia, non abbaia quasi mai ed è esilarante quando, un paio di volte al giorno, si lascia andare al "momento follia", cinque minuti di corse forsennate con derapate sui pavimenti e, occasionalmente, qualche craniata contro le gambe del tavolo.
Dopo un po' subentra la meditazione yoga, si blocca fissando il vuoto, crolla addormentata e comincia a russare sonoramente neanche fosse un omone che ha sollevato casse per tutto il giorno e si sia ubriacato prima di andare a dormire.
Se è vero che le proporzioni contano qui "qualquadra non cosa" perché non è possibile che un esserino così minuscolo faccia tanta pipì a meno che non sia 70% vescica e 30% cane, immediatamente è stata soprannominata "Vescica di Satana" e di conseguenza io sono diventata "nostra signora della scopa e dello straccio" per farla breve: l'eterna lotta tra il bene e il male.
Il post finisce qui, Vescica di Satana ha colpito ancora!





18/02/21

...affacciati alla finestra amore mio...


Ci ho messo otto giorni prima di scrivere questo post, sto invecchiando male e i tempi per metabolizzare i momenti "forti" diventano sempre più lunghi.
TralAlì si è laureata la scorsa settimana, ci sono stati momenti di commozione e panico, ricordi agrodolci, assenze che si sono rivelate più pesanti del previsto e una simpatica crisi allergica da bouquet che mi ha costretto a ricorrere al cortisone ma mi ha anche aiutato a mascherare qualche lacrimuccia di troppo. 
Ha voluto che ad incoronarla fosse suo fratello al quale ha regalato una fogliolina d'alloro come augurio per la sua laurea futura.  
A proposito di Sid, aveva comprato una decina di tubi sparacoriandoli per festeggiare la sorella e nell' euforia del momento è riuscito ad esploderli tutti lui , per la cronaca: ho provato a resistere ma alla fine ho mollato la presa per paura che mi partisse in faccia. 
Anche per lei proclamazione on line e festeggiamenti casalinghi, niente amici, niente scherzi goliardici tradizionali, tutto un po' sottotono e la mancanza fisica degli amici e dei parenti più cari si è sentita parecchio.
Della pandemia ricorderemo anche questo: un intero anno accademico di laureati al balcone.



Buona vita figlia mia 💖





                                           


02/02/21

Punti di vista (fateviica##ivostri)

Durante questa pandemia abbiamo scelto (e continuiamo a farlo) di proteggere noi stessi e le persone a noi care: nessuno di noi quattro incontra gli amici, abbiamo azzerato le uscite non necessarie e anche le visite mediche non urgenti (io pagherò un prezzo alto per questo, lo so già). Non si può andare a mangiare fuori ma, per dare una mano, una volta a settimana ordiniamo a domicilio dai ristoratori che frequentavamo abitualmente. 

Le nonne sono piuttosto anziane e mio cognato è cardiopatico quindi cerchiamo di evitare visite e contatti. Nessuno di noi ha voglia di contrarre questo virus dal quale non sai cosa aspettarti visto che si comporta come una roulette russa: positivo asintomatico, positivo pauci sintomatico e via via sempre peggio fino ad ucciderti.

Non abbiamo festeggiato i 50 anni del Bello e ci siamo limitati ad ospitare le nonne solo per il pranzo di Natale con tutti gli accorgimenti del caso: tavola in salotto allungata come se fossimo 20 (eravamo solo in sette) per tenere più spazio possibile tra i commensali, timer nel cellulare per ricordarci di arieggiare la stanza ogni ora, detergente con alcool, disinfettante e rotolo di carta al posto degli asciugamani in bagno, niente baci e abbracci.

Non ci vedevamo dai primi di ottobre e continuiamo a non vederci se non in video chiamata. Unico strappo alla regola una domenica pomeriggio per il compleanno di mia madre, ma sono andata da sola per portarle il regalo e mi sono fermata per un'oretta senza togliere la mascherina.

Tirando le somme la sensazione è di essere assediati e non passa giorno senza sentire o pronunciare la fatidica frase: "sai chi è risultato positivo?"

Segui le regole e i comportamenti consigliati e realizzi che questi 11 mesi assurdi stanno cominciando a presentare il conto in termini di stanchezza mentale e fisica, sai che non potrà migliorare se non quando (quando?) questo virus sarà finalmente debellato e aspetti, sopporti, cerchi di dare coraggio anche quando ti viene voglia di urlare per la frustrazione. 

Nel frattempo guardi con schifata costernazione chi continua a minimizzare o addirittura negare la gravità della situazione.

Ma la cosa che mi fa diventare una iena più dei minimizzatori, dei negazionisti, dei nasi fuori dalla mascherina e dei vaccinofobi del piffero sono quelli/e (alcuni/e nemmeno li/e conosco di persona) che non si fanno i cazzi propri e che durante le conversazioni telefoniche si permettono di giudicare e criticare il nostro mantenere le distanze.

LORO non potrebbero rinunciare MAI ad abbracciare madri/padri/sorelle/fratelli fino alla settima generazione, LORO agli affetti ci tengono TROPPO e non potrebbero stare tutto questo tempo senza incontrarsi!!!

Da ciò si evince che noi, invece, siamo delle piccole teste di cazzo esagerate, senza cuore né sentimento che abbiamo approfittato della paura del contagio per tenere alla larga i nostri affetti.

Per la cronaca: io, piccola testa di cazzo senza cuore, preferisco non vedere mia madre piuttosto di essere veicolo di contagio o, peggio ancora, dovere fare i conti con il rimorso se dovesse finire in ospedale.

E come direbbero a Berlino... 





 

09/12/20

Sapevo che...

 ...sarebbe successo prima o poi ma ha fatto tanto male lo stesso.

Ho visto su Instagram una foto particolare ed ho pensato: "telefono a papà" e immediatamente dopo il pensiero: "non c'è più!" accompagnato da un dolore allo stomaco come se mi avessero sferrato un pugno.

Mi manchi.

18/11/20

Addio "nanerottolo"... o forse no.

Il primo anno da sposata non ho fatto l'albero di Natale, avevamo subìto un lutto recente molto doloroso e non c'era la minima voglia di festeggiare. 

L'anno successivo avevo già una neonata in casa e decidemmo di comprare il nostro primo albero.

Incursione in un un grande magazzino con bambina nel marsupio e marito a seguito. 

Avevo già ben chiari i requisiti: l'albero (rigorosamente artificiale visto che ad addobbare quelli naturali mi si riempie la pelle di piccoli puntini rossi) doveva essere fronzuto, con aghi resistenti per durare negli anni senza spelacchiarsi e soprattutto alto, molto alto perché vivo in una casa antica e i soffitti misurano circa 4 metri.

Abbiamo trascorso un'ora ad esaminare attentamente la qualità e la forma dei vari alberi esposti e alla fine scelto l'albero ideale: un po' più caro degli altri ma di ottima fattura, robusto e resistente.

Tornata a casa, emozionatissima, comincio a montarlo e, sempre più perplessa, mi rendo conto che nonostante il suo metro e ottanta, in proporzione all'altezza dei soffitti, l'albero risultava un nanerottolo.

In risposta al mio piagnucolio "...maaa sembraaavaaaa più altooooo!" marito domanda: "non ti sei accorta che tutti gli alberi erano esposti su una pedana alta almeno 60 centimetri?" 

Cala un silenzio gelido mentre visualizzo l'esposizione degli alberi; poi la triste presa di coscienza: impegnata ad esaminarli uno per uno, non avevo dato peso alla presenza della pedana.

Superato il trauma (e senza nessuna scusa per comprarne uno nuovo visto il prezzo) anno dopo anno il nanerottolo è stato montato ed addobbato con amore, ma in fondo al cuore c'era sempre il rammarico di non aver fatto attenzione alla pedana. Oltretutto la qualità, requisito fondamentale al momento dell'acquisto, era davvero buona e per oltre 20 anni non ci sono stati cedimenti.

Alla fine del 2018 ho preso LA decisione: avrei messo da parte una piccola somma ogni settimana in modo da arrivare a novembre 2019 con la cifra necessaria per acquistare l'albero dei miei sogni ma la morte di mio padre, in febbraio, ha cancellato la voglia di feste, alberi e quant'altro e il Natale dello scorso anno è trascorso piuttosto sottotono

Quest'anno ho rotto gli indugi e l'ho comprato: 3 metri di splendore (senza pedana XD) che tra qualche giorno prenderà il proprio posto in salotto.

Ho un po' di ansia da prestazione: basteranno gli addobbi e luci che già possiedo? 

Risposta di marito e prole in coro: abbiamo materiale per addobbare 3 alberi di Natale!!! O.O

Vero, negli anni ho accumulato parecchi addobbi...quasi quasi mi sta venendo una mezza idea... l' albero nuovo in salotto e il nanerottolo nell'ingresso!

Basterebbe aspettare che si addormentino tutti e metterli davanti al fatto compiuto. 

MUAHAHAH

Seguono aggiornamenti...



09/11/20

"Frolli" punti di vista

Durante l'infanzia sono stata la disperazione del nonno paterno. 

La domenica mattina lui, rasato di fresco e profumato di dopobarba, passava a prendermi e insieme andavamo in edicola e in pasticceria, ordinava i dolci per tutti e poi mi pregava di scegliere un dolcetto.

Restavo lì indecisa, a fissare la vetrina e alla fine sceglievo a caso qualcosa che poi regolarmente a casa, con somma delusione del nonno, non avrei mangiato.

Non mangiavo dolci, non mi piacevano, mi limitavo a leccare via le fragole dalle paste e mi dannavo quando addentavo una fragola di martorana (pasta reale) che non sapeva di fragola ma di mandorla.

Negli anni ho recuperato (troppo) e se fosse per me i dolci li servirei al posto degli antipasti quando, non ancora sazio, li puoi gustare in tutto il loro splendore.

Sono davvero pochi i dolci che non mangio: i macaron, tutti i dolci con la banana (sia nell'impasto che tra le decorazioni) e lei, la più amata dagli italiani, la pasta frolla.

Io detesto la frolla, ancor di più quella "montata" e più che mai quella che "ci ho aggiunto un pizzichino di lievito per renderla più morbida"! 

Ovviamente non la preparo quasi mai se non per accontentare marito che ogni tanto riemerge dalla monomania della torta di mele e chiede la crostata alla marmellata. Seguono lunghe trattative nel corso delle quali io propongo numerose alternative e lui resta arroccato sulla crostata. La discussione si conclude sempre con lo stesso scambio di battute:

Lui: non la vuoi fare perché non ti viene bene! (😒 se non mi viene bene perché la mangi?).

Io: non la voglio fare perché non mi piace!

E non è una bugia: se una cosa non mi piace non riesco a cucinarla e mi capita anche con i cibi salati.

Quando cucino ho bisogno di amare quello che faccio, di essere incuriosita da un cibo nuovo, di pregustare il risultato...non parliamo poi dell'umore che condiziona il risultato finale. Posso preparare dolci se il mio umore è neutro, se sono felice, se sono triste, ma è meglio che mai io prepari dolci se sono incazzata; il risultato è spaventoso e qualche volta finisce dritto nella pattumiera.

Arrivata a questo punto la domanda sorge spontanea: sono l'unica che ha questo legame tra l'umore, il piacere e il cibo o capita anche a voi?

Se ne avete voglia fatemi sapere.

Ciao.










05/11/20

Karma...e sangue freddo

I dpcm sono ormai diventata l'unità di misura dello scorrere del tempo in questo anno che difficilmente dimenticheremo.

Tra un dpcm e l'altro il mese di ottobre è scivolato via velocissimo e ci ritroviamo a novembre con una nuova serie di restrizioni nel tentativo di rallentare i contagi che ormai anche qui in terronia stanno diventando, purtroppo, pane quotidiano e cominciano a colpirci da vicino: non passa giorno senza che arrivi la notizia che qualche parente, amico, conoscente, collega è risultato positivo al tampone. 

In famiglia si cerca di mantenere il buon umore e la speranza, si esce pochissimo e solo per lo stretto indispensabile, cerchiamo di proteggere le nonne che ormai non vediamo da oltre una ventina di giorni con la speranza di poterci riunire senza pericolo almeno per le feste. 

Personalmente cerco di non farmi prendere dal panico e dalla disperazione; affronto un giorno alla volta  sforzandomi di pensare positivo, di cercare la bellezza e i pensieri positivi, impegnandomi in nuovi progetti che mi tengano occupata: uncinetto, gruppi di lettura, corsi on line di bon ton (non è mai troppo tardi per diventare una donnina a modo), pianificazione del Natale a dita incrociate (nuova disciplina legata all'andamento dei dpcm).

Mi rifiuto di farmi contagiare da quella che sembra essere diventata la moda del momento soprattutto sul web: sfogare sugli altri la propria frustrazione.

A marzo si diceva che saremmo usciti migliori da questa pandemia, sono passati sei mesi, la pandemia è ancora in corso e mi sembra che la gente faccia a gara per dare il peggio di se: su qualsiasi social è tutto un fiorire di offese, cattiverie, malignità. Urla virtuali che però hanno anche loro un lato positivo: mi aiutano a capire molto velocemente con chi non voglio interagire.

Non parliamo poi dei detentori-illuminati-tuttologi delle Verità Assolute (faccia di me perplessa e leggermente schifata). Recentemente ho scoperto una cosa bellissima che mi ha aperto gli occhi su determinati atteggiamenti e mi ha fatto ridere pensando ad alcuni soggetti dell'entourage familiare, si tratta del cosiddetto Effetto Dunning-Kruger cliccate sulle parole in grassetto e vi si aprirà il link che vi consiglio di leggere ;)

Ma il karma che c'entra? C'entra, c'entra! 

Per una vita ho schifato e snobbato Facebook, avevo un account, creato giusto per tenere d'occhio la figliolanza, che poi ho cancellato senza neppure togliere la ragnatele quando i ragazzi hanno abbandonato FB. 

Poi è arrivato il secondo dpcm d'autunno (suona romantico ma non lo è) e hanno chiuso le palestre, a questo punto la struttura dove seguo i corsi di power yoga ha pensato bene di continuarli on line e tra tutte le meravigliose soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia moderna ha scelto FB.

Perplessa e incredula ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e pur di continuare (l'inattività del primo lockdown non ha fatto bene alle mie articolazioni) ho creato un account sul social che più detesto. 

Se non è karma non so come chiamarlo!

 

04/08/20

Ringraziamenti e piani di fuga

Un doveroso ringraziamento climatico al mese di luglio che è stato come quelli della mia infanzia: caldo sopportabile di giorno, fresco ristoratore durante la notte.
Purtroppo luglio è terminato ed agosto è entrato a gamba tesa con tre giorni di caldo afoso h24. 
Per tre giorni all'alba si è ripetuta la scena penosa di me che alle 5.45 uscivo in terrazzo, respiravo vapore e dopo due minuti ero nuovamente a letto con l'aria condizionata rinunciando alla mia camminata mattutina. 
Camminata che dopo un mese sta cominciando a dare i primi risultati a livello fisico, che mi aiuta a sfogare tensioni, rabbia e malumori e che spesso viene conclusa con un tuffo a mare (semivestita).
Tra i motivi di malumore di questa estate spicca quello che sembra essere diventato il passatempo preferito del parentame ossia dispensare una quantità spropositata di consigli non richiesti. 
Signore e signori se si chiamano consigli non richiesti e se mi fanno imbufalire fatevi una domanda e datevi una risposta.
Aggiungiamoci anche che, grazie alla straordinaria organizzazione di marito e figlia, per una decina di giorni avrò la casa piena di persone. 
La classica ciliegina sulla torta visto che la stanchezza mentale e fisica che mi accompagna da mesi è più presente che mai.
Comincio a valutare vie di fuga alternative... 


15/07/20

DIETA VIRTUALE E PESCI EXTRACOMUNITARI

La dieta virtuale la conosciamo tutti, è quella che parte il lunedì futuro di una settimana imprecisata, di un mese sconosciuto, di un anno non meglio identificato. 
E’ quella che marito (e non solo il mio da quanto risulta da un confronto tra amiche su whatsapp) invoca puntualmente alla fine di un pasto luculliano e che dimentica sistematicamente al pasto successivo salvo poi lamentarsi della quantità di cibo ingerito.
E’ quella che “voglio mangiare leggero” ma qualsiasi proposta di pasto leggero viene cassata con scuse pretestuose e notevole esaurimento della pazienza della moglie; un po’ come i bambini quando ti dicono che hanno fame ma fame di gelato!
Ognuna di noi attua delle strategie personali per evitare di soccombere alle paturnie alimentari del coniuge, la mia è quella di non anticipare cosa cucinerò in modo da evitare brontolii e proposte sconclusionate; la lamentela arriverà lo stesso davanti al piatto ma a quel punto i giochi sono fatti e, come dicevano le nonne, “o ti mangi la minestra o ti butti dalla finestra”.
Il Bello ha scoperto un nuovo macellaio e lunedì ha comprato una imbarazzante quantità di carne, gran parte è stata stipata nel congelatore e il resto è stato consumato a cena al termine della quale se ne esce con la dichiarazione apocalittica: “per un paio di settimane non voglio mangiare carne!”.
Nel mio cervello gli gnomi malefici urlavano come ossessi “e allora perché czz hai comprato carne per un reggimento?”
Veniamo alla cena di martedì, so che non ama le uova e decido di comprare due saraghi che (zitto tu e zitta io) decido di cucinare in forno al cartoccio.
Ci sediamo a tavola, i saraghi sprigionano un delizioso profumo di pesce ed erbe aromatiche e comincia una bella conversazione surreale (lui tono inquisitorio e sospettoso, io tra l’irritato e il rassegnato):
“dove li hai comprati?”
“al banco pesce del supermercato X”
“…” (faccia di lui un po’ schifata)
“fammi una cortesia, prima mangialo e poi casomai lamentati”
“non credo che siano saraghi, troppo grossi”
“lo scopriremo solo mangiando”
“ma con tutti i pescatori…”
“lo sai che il pescivendolo del supermercato mi da solo roba buona” *
“sicuramente non è pesce locale”
“non gli ho chiesto la carta d’identità”
“sicuramente sono pesci tunisini”
“non lo so Furio**, il pesce era già morto e non abbiamo potuto fare conversazione!”
Ha mangiato senza lamentarsi quindi sono sicurissima che fosse sarago, buono e fresco 😉

*il pescivendolo è un simpaticissimo signore rumeno che sa perfettamente che in nessun caso deve farmi fare cattiva figura con mio marito, quando arrivo al banco è lui a dirmi tra quali pesci scegliere.

**Quando lo chiamo Furio capisce che è il momento di smetterla di rompere le scatole. Allego foto di Furio e Magda



09/07/20

Luglio

Tra discese settimanali in città e fioriture esagerate di piante grasse (marito le ama e le loro ricambiano in maniera incondizionata) il mese di giugno è praticamente volato.
Si sta confermando un'estate anomala: poca gente in giro, niente sagre, una spensieratezza contenuta.
Io sto cominciando a reagire all'apatica immobilità che mi trascinavo appresso da marzo e ho ripreso le sessioni mattutine di camminata sportiva, le sei del mattino è l'orario che preferisco: nessuno in giro, l'aria ancora fresca della notte, i colori ancora pallidi. Ho aggiunto anche delle sessioni di pilates fatte in casa (e sempre sia lodata l'app Decat'Coach) e un ridimensionamento nelle porzioni dei pasti.
L'umore è ancora ballerino soprattutto perché gli ultimi 10 giorni non sono stati dei migliori.
Un lutto ci ha colpiti, uno di quelli che sai già che arriveranno e che speri arrivino in fretta, perché alcune malattie sono più bastarde di altre e consumano la dignità della persona in modi che preferiresti non conoscere e ti rendi conto che solo la morte può restituire pace e serenità alla persona ammalata e ai familiari.
Sul fronte sociopatia le cose non sono molto migliorate, durante la veglia funebre ho avuto (più di una volta) l'impulso di "tumpuliàre" (prendere a ceffoni) alcune persone ma sono stata brava e non solo ho tenuto a posto le mani ma anche la lingua biforcuta.
Vi lascio con la foto scattata al volo in autostrada (no, non guidavo io. Si, ho usato un filtro!)



01/06/20

E' già giugno...

...tempo di albicocche, dall'aspetto maturo ma aspre al gusto e di ciliegie, di 2° scelta che per quelle di 1° ci vuole il mutuo.
Mezza famiglia è transumata, l'altra metà ha preferito rimanere in città abbracciata al wi-fi in vista delle sessioni di esami.
A Transumaville, per Covid di forza maggiore, non ci sono i turisti del nord Europa che solitamente appaiono già dai primi di maggio e che sono i miei preferiti: educati e silenziosi, tranne i russi che bevono come motori di Formula1 e si lasciano andare a schiamazzi disinvolti.
Nei dintorni è tutto abbastanza tranquillo a parte i piccoli eserciti di giardinieri che, con mezza stagione di ritardo, si occupano di sistemare i giardini con il relativo concertino di motoseghe, tagliaerba, decespugliatori etc. 
Quando vanno via, ci pensa marito a rompere il silenzio con il soffiatore che usa, ad intervalli regolari,  a mo' di scopa e considerando che siamo circondati da giardini in una località discretamente ventosa, gli intervalli regolari sono frequenti, troppo frequenti!
(Gif di me che urlo "te lo buco il soffiatore!!!")
Mi sono resa conto che quest'uomo è incapace di poltrire: non sa stare fermo in relax, è in perenne movimento e  deve sempre avere qualcosa da fare compreso rompere le scatole alla moglie (che è bravissima a stare immobile a leggere) con proposte che comprendono un brusco e traumatico allontanamento dalla sdraio.

16/05/20

#iorestoacasa 10) il grande punto interrogativo

Da lunedì si torna, più o meno, liberi anche se per molto tempo niente sarà più come prima.
Sulla fine del lockdown si sta molto discutendo e polemizzando e questo microscopico blog non sarà mai il posto più adatto per fare analisi a largo raggio su quanto è successo e su quello che accadrà.
Questo blog è un microscopio puntato sulle piccole cose della mia vita come ad esempio, i progressi di crescita di CarMelo

Ho pensato di chiudere questo capitolo surreale delle nostre vite rendendo omaggio ai chili accumulati in questo periodo con una breve carrellata di foto che rappresentano solo una parte di quello che abbiamo preparato e mangiato.
Il cibo è bellezza, è gioia e conoscenza, spero vivamente che torni presto ad essere anche sinonimo di convivialità.



























Buon ritorno alle nostre vite "normali".









10/05/20

#iorestoacasa 9) Confusa e (poco) felice

Siamo alla fine della prima settimana della famigerata Fase 2 e mi aspettavo di peggio. 
Tutto sommato, a parte qualche passeggiata e marito che è tornato a lavorare in ufficio, nel quotidiano è cambiato ben poco: il mood è "se non c'è necessità di uscire preferisco rimanere a casa."
I ragazzi ne hanno approfittato per fare subito il nonna-tour e andare a trovare le "congiunte" che, nei confronti dell'epidemia, hanno un atteggiamento agli antipodi: NonnaL disinfetterebbe anche l'aria che respira, NonnaR, invece, è molto più rilassata nei confronti del contagio (anche troppo) perché è convinta di avere contratto il virus e di essere guarita. 
Da dove nasca questa convinzione non è dato saperlo ma continua a ripeterlo con un certo compiacimento e soddisfazione, contenta lei...
Ho fatto qualche acquisto on line: filati, regali di compleanno, casalinghi, ad ogni acquisto arriva l'avviso che a causa delle restrizioni per il Covid la consegna subirà rallentamenti, ma tra venditori e corrieri esteri e quelli nazionali c'è qualche piccola differenza: gli stranieri ti avvisano dell'avvenuta spedizione e la tracciabilità è puntuale e precisa. Venditori e corrieri italiani invece dimenticano di avvisarti della spedizione, dopo alcuni giorni arriva direttamente l'avviso del corriere con il link per la tracciabilità: "caro cliente consegneremo tra due giorni anzi no, oggi, ci abbiamo ripensato: consegniamo domani mattina anzi no, nel pomeriggio" . 
In queste settimane, oltre a cucinare e ingrassare, mi sono dedicata all'uncinetto (nonnetta mode-on, come dicono i miei figli) ed ecco una galleria della collezione "Quarantena 2020"


Scialle asimmetrico in misto lana/cashmere 
(manca la foto "fescion" perché ho già fatto il cambio di stagione)

Mutanda su misura per la scopa Swiffer
Vestitino per porta-dischetti convertito in porta-penelli

Sottopiatti colorati ancora work in progress



sciarpa estiva (sopra il particolare della punta centrale)
il modello è di Lilla e il video con la spiegazione lo trovate qui


Alla prossima.

Aggiornamento del 16.5
Yashi japanese knot bag
schema free qui

17/04/20

#iorestoacasa 6) Nodi al pettine

Il problema è che ero abituata a star sola. 
Il marito fuori per lavoro quasi tutta la settimana, Sid all'università, fuori con gli amici o chiuso nella sua tana-stanza e TralAlì studentessa fuori sede.
Non che averli a casa mi disturbi ma ogni tanto mi viene voglia di chiuderli al balcone per avere un po' di pace. 
Qualche sera fa mentre tutti e tre facevano casino ho avuto un momento di  défaillance  e ripetevo "io non reggo fino al 3 maggio" mentre piangevo e ridevo contemporaneamente.
Caliamo il sipario su questa scena penosa.
Mi manca la palestra, mi mancano le camminate a piedi in giro per la città.
Lo so che è permesso fare un giretto a pochi metri da casa ma non ne ho voglia, io ho bisogno delle mie lunghe passeggiate a passo svelto con la musica a volume adolescenziale nelle orecchie e camminare, camminare fino a stancarmi.
Ma non sono l'unica ad avere le crisi di astinenza: al Bello manca il giardino di Transumaville e prendersi cura delle sue piante. 
Così pian piano l'unico minuscolo balcone che abbiamo in città si sta trasformando in un surrogato di giardino: si è procurato tre vasi di aromatiche, due begoniette antiche di quelle col tronco spinoso e i fiorellini rossi; ha trapiantato rametti spezzati di piante grasse che hanno radicato felicemente e infine ha piantato un semino di mela che era già germogliato all'interno del frutto. 
Prima sono spuntate due foglioline, poi quattro, adesso sei… il Bello, orgoglioso come un neo papà, sta ancora cercando un nome altisonante per questo minimini albero che vede come un segno di speranza, io prosaicamente l'ho battezzato Carmelo, Melo per gli amici.
Di questa settimana voglio conservare la videochiamata di gruppo con mamme e fratelli per cominciare insieme i rispettivi pranzi di Pasqua e la "saggia" riflessione di TralAlì una volta aperto l'uovo kinder : "quando eravamo piccoli le sorprese erano più belle!"    LOL 

Carmelo ;)

03/04/20

#iorestoacasa 4) Battipanniliberitutt... ah, no!

Com'era prevedibile è arrivato il primo prolungamento della quarantena nazionale. 
Signore e signori si resta a casa fino al 13 aprile ma non fatevi illusioni si prolungherà ancora.
E intanto io continuo a spezzare denti a furia di serrare le mascelle e faccio avanti e indietro dal dentista, con tutto quello che ne consegue in ansia e nervosismo.
Preparo il modulo di autocertificazione ma circolo sentendomi una fuorilegge anche se ogni volta il dentista per rassicurarmi compila un certificato di cure dentali urgenti. 
L'assenza di traffico mi permette di attraversare la città in pochissimi minuti ma puntualmente torno a casa stanca come se avessi guidato per ore e ore.
Le giornate cominciano a diventare tutte uguali, faccio fatica a ricordare che giorno sia e faccio fatica a concentrarmi, in compenso sono diventata bravissima a dimenticare le cose.
Si continua a "giocare col cibo" TralAlì e Sid si sono dati ai biscotti: cookies con pepite di cioccolato fondente e biscotti cacao e cocco, devo ammettere che in entrambi i casi il risultato è stato veramente buono.
Ogni tanto anche il bello si mette ai fornelli (così ti riposi un po', dice) ma visto il suo talento nello sporcare una quantità industriale di teglie, pentole, caccavelle ed utensili vari alla fine il mio presunto riposo va farsi benedire visto che devo pulire il triplo delle cose
Con il resto della famiglia si organizzano sfide culinarie a tema: sfincione, arancine, torte salate e i risultati vengono condivisi su WhatsApp.
Con una delle vicine ci scambiamo torte e dolcetti lasciandoli appesi alla porta e avvisandoci con un messaggio sul telefono.
Alla fine della quarantena in pratica avrò una decina di chili in più e una dentiera nuova di zecca!
A proposito di vicini ce ne sono alcuni che stanno praticamente trascorrendo la quarantena sul pianerottolo passando da un appartamento all'altro in continuazione, va be' che appartengono alla stessa famiglia ma avendo diversi bambini ed essendo costretti per esigenze di salute a frequentare personale sanitario che giornalmente viene da fuori io al posto loro una calmata me la darei.
I vicini del piano di sotto invece continuano a litigare imperterriti e quando lo fanno con le finestre aperte hanno la capacità di fare affacciare l'intero vicinato.
I gabbiani sono diventati padroni incontrastati della città e schiamazzano impudenti ad ogni ora del giorno e della notte ebbri di quella libertà che comincio ad invidiargli.
Di questa settimana voglio salvare la nascita del secondo figlio di una coppia di amici e il ritorno delle rondini.

A mezzanotte
quando avrai bisogno di forza
quando sentirai il cuore pesante
fuggi via, fuggi via verso casa
io non starò qui ancora per molto
                        Spiritual afroamericano


  
                                                       



28/03/20

#iorestoacasa 3) E poi ci sbatti la faccia

Prima la notizia di un parente stretto che vive nell'hinterland milanese e che sembrava avesse contratto il virus (allarme fortunatamente rientrato), poi la telefonata con un'amica che vive e lavora a Milano. 
"Disperata" è la parola che continuava a frullarmi nella testa mentre lei parlava: i suoi racconti, il tono di voce stanco e rassegnato, la voce che tratteneva a stento il pianto.
Non erano più le immagini e le notizie tristi degli organi di informazione, all'improvviso è diventato tutto reale in maniera dolorosa. 
Qui da noi il contagio è ancora contenuto, la vita procede abbastanza serena nonostante la reclusione forzata anche se cominciamo a interrogarci sulla durata delle restrizioni e sui tempi che verranno a livello economico e lavorativo.
Non ho voglia di raccontare aneddoti stavolta, li conservo per il prossimo post.
Per questa settimana voglio solo aggrapparmi al senso di gratitudine per la convivenza serena che stiamo trascorrendo in famiglia.

21/03/20

#iorestoacasa 2) E' tutto vero

E' la frase che mi viene in mente al mattino appena sveglia, forse inconsciamente durante la notte il mio cervello si convince che sia tutto un sogno,  
Il primo input è quello di rimanere nascosta sotto le coperte, poi mi spingo fuori dal letto.

Mi sono autoimposta delle piccole regole che mi aiutano ad affrontare meglio le giornate:

  • Lasciare puntata la sveglia del mattino
  • Non rimanere in pigiama
  • Tenere in ordine e pulita la casa
  • Informarmi sull'andamento dell'epidemia solo un paio di volte al giorno e solo su determinate testate, non ho bisogno di notizie infondate o allarmistiche: la situazione è abbastanza schifosa di suo.
  • Evitare, sui social, quegli account che si stanno rivelando rabbiosi e rancorosi; su Twitter non vado più dall'inizio del mese e su Instagram ho diminuito il numero dei following. 
  • Mi impegno a cercare sul web e nella vita reale delle piccole cose belle.

Sul fronte familiare la convivenza procede bene anche se qualche segno di cedimento si è verificato: 
Sid che attraversa il corridoio camminando come il gobbo di Notre Dame o che imita il verso dei delfini, TralAlì che guarda la tv seduta a testa in giù sul divano o che si trucca per passare il tempo.

Ci sono anche i momenti che ti sbattono in faccia l'assurdità di quello che stiamo vivendo: l'altoparlante della protezione civile che invita a stare a casa (va be' che la prima volta ero mezza addormentata e mi sono incazzata perché credevo fosse l'arrotino), la riflessione su quante cose davamo per scontate, il magone che mi ha riempito gli occhi di lacrime quando ho visto per la prima volta la Via Libertà senza auto e con pochissime persone, i dubbi su come dovremo comportarci una volta finita l'emergenza (mi auguro che il ritorno alla normalità avvenga gradualmente).
E infine il senso di impotenza che ti assale quando una persona cara viene colpita da un lutto e non puoi andare oltre la telefonata o quando un'amica, a causa di tutte le restrizioni in corso, si ritrova a vivere come un incubo quello che di solito è uno dei momenti più belli nella vita di una donna.

Di questa seconda settimana voglio salvare l'emozione delle piccole belle notizie ricevute da persone a me care e questa frase di Giovanni Falcone.





14/03/20

#iorestoacasa 1) Stai ferma lì e non ti muovere!

E' quello che ripeto all'ansia che in questi giorni cerca di farsi largo a gomitate.
Sono impegnata a schivare le notizie inutilmente allarmistiche mentre insieme con tutta la famiglia cerchiamo di adattarci alle indicazioni necessarie a contenere il contagio anche se non siamo in zona rossa.
Anche qui palestre chiuse, scuole chiuse, si cerca di stare in casa ed evitare luoghi affollati.
Si rinuncia agli incontri con gli amici e si evita di andare dalle nonne.



L'inizio di questo post l'avevo scritto lunedì pomeriggio, prima che l'intero territorio nazionale diventasse zona protetta, prima che le restrizioni diventassero ancora più restrittive, prima che prendessi l'abitudine della tisanina rilassante della sera altrimenti col cavolo che riesco ad addormentarmi.
L'ansia oramai mi si è appollaiata sulla spalla e lì vive  tranquilla (l'ansia non è ansiosa). 


Siamo tutti in casa a studiare e lavorare on line, anche il bello ha rinunciato a percorrere le poche centinaia di metri che lo separano dall'ufficio.
La convivenza è abbastanza serena, ogni tanto c'è qualche scatto di nervi ma niente di tragico. 


I ragazzi si sono adattati abbastanza bene alle restrizioni e alla clausura, almeno per questa prima settimana, tra allenamenti fitness casalinghi (per lui) e immancabile beauty routine (per lei), incursioni estemporanee tra forno e fornelli, maratone di serie tv su Netflix, lezioni on line e lauree di amici in streaming le loro giornate trascorrono abbastanza agevolmente.


Marito (un po' germofobico ma si sta rassegnando) passa la mattina e gran parte del pomeriggio tra telefonate, conference call, telefonate, discussioni su whatsapp e telefonate; il salotto è la sua base operativa e il balcone la zona telefonate.
Non ho ancora capito se si è reso conto che, con il silenzio di questi giorni, le voci si sentono a grande distanza e che tutto il vicinato è al corrente dei suoi affari.


La città è silenziosa in maniera inusuale considerato che viviamo a pochi metri da una delle strade centrali. 
Questo silenzio mi destabilizza, non capisco "ad orecchio" se le finestre di casa sono aperte o chiuse e sono costretta a guardare l'orologio per sapere che ora sia, io che con inquietante approssimazione riuscivo a capirlo, di giorno e di notte, basandomi sui rumori provenienti dalla strada.


Mi ero ripromessa di dedicare ai miei hobby quelli che vedevo come giorni di noia:  ricamo, uncinetto, lettura, serie tv… invece sbrigo il lavoro d'ufficio, cerco di mantenere la casa più in ordine e pulita del solito, ne approfitto per fare un tantino di decluttering ogni giorno, e poi lava, stira, cucina, telefonate e video chiamate con madre (che già non usciva da 15 giorni perché era stata raffreddata) e con fratello (dalle sue parti la clausura è iniziata una settimana prima) per sentirci più vicini, messaggi nelle varie chat di gruppo per tenerci un po' su anche se siamo distanti.
Insomma mi ritrovo a sera che sono talmente stanca che non riesco a far altro che spalmarmi sul divano e fingere di guardare la tv mentre con un occhio già dormo.


Da un lato è una cosa positiva perché le giornate trascorrono abbastanza in fretta, dall'altro un po' meno: il pensiero che domani e domani ancora, fino al 3 aprile se tutto va bene, saranno uguali ad oggi mi butta giù.




Cerco di affrontare un giorno per volta, di tenermi in contatto con le amiche, alcune hanno seri problemi di salute resi ancora più problematici dall'emergenza sanitaria in corso, altre hanno figlie e figli "bloccati fuori" alcuni anche all'estero.
C'è un sottile filo di solidarietà che corre tra di noi, parole taciute per non aggravare ulteriormente il peso dell'anima, battute per alleggerire la tensione, consigli per affrontare momenti di sconforto ma ci siamo le une per le altre in maniera discreta e costante, pronte a condividere le buone notizie, che in questi giorni sono merce rara, per farci forza a vicenda.


Di questa prima settimana di clausura voglio salvare questo strano silenzio, la forza della solidarietà femminile, la gioia suscitata dal messaggio vocale di un'amica che annuncia che della sua leucemia non resta traccia =)

foto presa dal web