24/11/20

Illusioni, delusioni e...rivincite

Il problema non erano i tre metri di altezza ma i due metri e 9 centimetri di larghezza!

Andiamo per ordine: venerdì sera decido che è arrivato il momento di fare l'albero, persuado Sid ad accompagnarmi in garage per prendere il pacco prima che scatti il coprifuoco delle 22.
In un primo momento proviamo a sollevarlo ma ben presto ci rendiamo conto che 30 chili di pacco da portare a piedi fino a casa non sono esattamente una passeggiata di salute quindi lo carichiamo in macchina e amen!
Esaltata come non mai comincio a fare spazio in salotto, sposto un paio di mobili e tappeti e finalmente arriva il momento tanto desiderato: monto il "tronco" e poi pian piano i vari rami a gancio, rigorosamente dall'alto verso il basso, verso le 23.30 sono a meno di un terzo del lavoro e, sveglia dalle 5,30, sto crollando dal sonno.
Ho imparato a mie spese che è inutile trascinarsi i lavori quando si è stanchi quindi decido di andare a dormire. 

Sabato mattina ore 6.30 sono già sveglia come un grillo: mi fiondo giù dal letto, faccio colazione, sistemo un po' casa e torno in salotto:  segui il colore, aggancia il ramo, allarga i rametti - aggancia il ramo, allarga i rametti - aggancia il ramo, allarga i rametti... arrivo al penultimo giro, pian piano l'albero comincia a prendere forma è stupendo ma sembra largo, tanto largo, troppo largo...provo a spingerlo a parete ma è sempre troppo largo ingombra quasi metà della larghezza della stanza e so già che, a meno di traslocare i mobili altrove, non potrei mettere la tavola in salotto per la cena di Natale.
Va be' che quest'anno saremo quattro gatti ma spero che il prossimo anno potremo tornare a festeggiare in tanti e non mi va di avere un problema che si presenterà ogni anno.
Comincio a scoraggiarmi; metro alla mano misuro l'ingombro negli altri angoli del salotto ma è tutto inutile: è davvero troppo ingombrante.
Marito con (non richiesta) schiettezza dice che sarebbe più adatto alla hall di un albergo.
Piccola crisi di nervi con piantino annesso e poi l'amara presa di coscienza e la triste decisione: lo cambio con un meno ingombrante.

Accompagnata dal sant'uomo che ho sposato (si, va be' è lo stesso che ogni tanto si trasforma in Furio), torno in negozio, faccio il reso e ne scegliamo uno alto 240 cm controllando che il diametro non superi i 150 cm (sbagliando si impara) e, contentino degli scemi, prendo anche un' altra serie da 1000 luci dorate con un'adorabile funzione che memorizza il gioco di luci scelto senza costringermi ogni sera a strisciare pancia a terra sotto l'albero per selezionarlo nuovamente, che ormai c'ho una certa età e scricchiolo come un pacchetto vuoto di patatine.
Personalmente 2000 lucine mi sembrano la quantità adatta per un albero ben illuminato, alle mie spalle si maligna che davanti al nostro albero ci si può abbronzare.

Lì per lì, con ancora negli occhi l'altezza del precedente, mi sembrava bassino ma devo ammettere che una volta addobbato ed illuminato fa la sua bella figura, le proporzioni sono adatte alla stanza e sono assolutamente soddisfatta del risultato finale.
Allego foto ;)



E la rivincita, direte voi? Mmmh mi sono fatta prendere un po' la mano ed ho allestito un secondo alberello (minimalista) in corridoio... 




...ed un terzo in cucina-soggiorno, dove fa bella mostra di sè il nanerottolo, schiacciato contro la parete con parte dei rami chiusi (grazie Liria XD) e addobbato con palle e festoni come quelli della mia infanzia.



Il prolo e la prola hanno provato a sfottere dicendo che ce ne vorrebbe un quarto nell'ingresso ma sono magicamente ammutoliti quando ho ricordato loro che nella casa di Transumaville c'è un vecchio albero di Natale e che potrei farci un pensierino e portarlo in città.




18/11/20

Addio "nanerottolo"... o forse no.

Il primo anno da sposata non ho fatto l'albero di Natale, avevamo subìto un lutto recente molto doloroso e non c'era la minima voglia di festeggiare. 

L'anno successivo avevo già una neonata in casa e decidemmo di comprare il nostro primo albero.

Incursione in un un grande magazzino con bambina nel marsupio e marito a seguito. 

Avevo già ben chiari i requisiti: l'albero (rigorosamente artificiale visto che ad addobbare quelli naturali mi si riempie la pelle di piccoli puntini rossi) doveva essere fronzuto, con aghi resistenti per durare negli anni senza spelacchiarsi e soprattutto alto, molto alto perché vivo in una casa antica e i soffitti misurano circa 4 metri.

Abbiamo trascorso un'ora ad esaminare attentamente la qualità e la forma dei vari alberi esposti e alla fine scelto l'albero ideale: un po' più caro degli altri ma di ottima fattura, robusto e resistente.

Tornata a casa, emozionatissima, comincio a montarlo e, sempre più perplessa, mi rendo conto che nonostante il suo metro e ottanta, in proporzione all'altezza dei soffitti, l'albero risultava un nanerottolo.

In risposta al mio piagnucolio "...maaa sembraaavaaaa più altooooo!" marito domanda: "non ti sei accorta che tutti gli alberi erano esposti su una pedana alta almeno 60 centimetri?" 

Cala un silenzio gelido mentre visualizzo l'esposizione degli alberi; poi la triste presa di coscienza: impegnata ad esaminarli uno per uno, non avevo dato peso alla presenza della pedana.

Superato il trauma (e senza nessuna scusa per comprarne uno nuovo visto il prezzo) anno dopo anno il nanerottolo è stato montato ed addobbato con amore, ma in fondo al cuore c'era sempre il rammarico di non aver fatto attenzione alla pedana. Oltretutto la qualità, requisito fondamentale al momento dell'acquisto, era davvero buona e per oltre 20 anni non ci sono stati cedimenti.

Alla fine del 2018 ho preso LA decisione: avrei messo da parte una piccola somma ogni settimana in modo da arrivare a novembre 2019 con la cifra necessaria per acquistare l'albero dei miei sogni ma la morte di mio padre, in febbraio, ha cancellato la voglia di feste, alberi e quant'altro e il Natale dello scorso anno è trascorso piuttosto sottotono

Quest'anno ho rotto gli indugi e l'ho comprato: 3 metri di splendore (senza pedana XD) che tra qualche giorno prenderà il proprio posto in salotto.

Ho un po' di ansia da prestazione: basteranno gli addobbi e luci che già possiedo? 

Risposta di marito e prole in coro: abbiamo materiale per addobbare 3 alberi di Natale!!! O.O

Vero, negli anni ho accumulato parecchi addobbi...quasi quasi mi sta venendo una mezza idea... l' albero nuovo in salotto e il nanerottolo nell'ingresso!

Basterebbe aspettare che si addormentino tutti e metterli davanti al fatto compiuto. 

MUAHAHAH

Seguono aggiornamenti...



09/11/20

"Frolli" punti di vista

Durante l'infanzia sono stata la disperazione del nonno paterno. 

La domenica mattina lui, rasato di fresco e profumato di dopobarba, passava a prendermi e insieme andavamo in edicola e in pasticceria, ordinava i dolci per tutti e poi mi pregava di scegliere un dolcetto.

Restavo lì indecisa, a fissare la vetrina e alla fine sceglievo a caso qualcosa che poi regolarmente a casa, con somma delusione del nonno, non avrei mangiato.

Non mangiavo dolci, non mi piacevano, mi limitavo a leccare via le fragole dalle paste e mi dannavo quando addentavo una fragola di martorana (pasta reale) che non sapeva di fragola ma di mandorla.

Negli anni ho recuperato (troppo) e se fosse per me i dolci li servirei al posto degli antipasti quando, non ancora sazio, li puoi gustare in tutto il loro splendore.

Sono davvero pochi i dolci che non mangio: i macaron, tutti i dolci con la banana (sia nell'impasto che tra le decorazioni) e lei, la più amata dagli italiani, la pasta frolla.

Io detesto la frolla, ancor di più quella "montata" e più che mai quella che "ci ho aggiunto un pizzichino di lievito per renderla più morbida"! 

Ovviamente non la preparo quasi mai se non per accontentare marito che ogni tanto riemerge dalla monomania della torta di mele e chiede la crostata alla marmellata. Seguono lunghe trattative nel corso delle quali io propongo numerose alternative e lui resta arroccato sulla crostata. La discussione si conclude sempre con lo stesso scambio di battute:

Lui: non la vuoi fare perché non ti viene bene! (😒 se non mi viene bene perché la mangi?).

Io: non la voglio fare perché non mi piace!

E non è una bugia: se una cosa non mi piace non riesco a cucinarla e mi capita anche con i cibi salati.

Quando cucino ho bisogno di amare quello che faccio, di essere incuriosita da un cibo nuovo, di pregustare il risultato...non parliamo poi dell'umore che condiziona il risultato finale. Posso preparare dolci se il mio umore è neutro, se sono felice, se sono triste, ma è meglio che mai io prepari dolci se sono incazzata; il risultato è spaventoso e qualche volta finisce dritto nella pattumiera.

Arrivata a questo punto la domanda sorge spontanea: sono l'unica che ha questo legame tra l'umore, il piacere e il cibo o capita anche a voi?

Se ne avete voglia fatemi sapere.

Ciao.










05/11/20

Karma...e sangue freddo

I dpcm sono ormai diventata l'unità di misura dello scorrere del tempo in questo anno che difficilmente dimenticheremo.

Tra un dpcm e l'altro il mese di ottobre è scivolato via velocissimo e ci ritroviamo a novembre con una nuova serie di restrizioni nel tentativo di rallentare i contagi che ormai anche qui in terronia stanno diventando, purtroppo, pane quotidiano e cominciano a colpirci da vicino: non passa giorno senza che arrivi la notizia che qualche parente, amico, conoscente, collega è risultato positivo al tampone. 

In famiglia si cerca di mantenere il buon umore e la speranza, si esce pochissimo e solo per lo stretto indispensabile, cerchiamo di proteggere le nonne che ormai non vediamo da oltre una ventina di giorni con la speranza di poterci riunire senza pericolo almeno per le feste. 

Personalmente cerco di non farmi prendere dal panico e dalla disperazione; affronto un giorno alla volta  sforzandomi di pensare positivo, di cercare la bellezza e i pensieri positivi, impegnandomi in nuovi progetti che mi tengano occupata: uncinetto, gruppi di lettura, corsi on line di bon ton (non è mai troppo tardi per diventare una donnina a modo), pianificazione del Natale a dita incrociate (nuova disciplina legata all'andamento dei dpcm).

Mi rifiuto di farmi contagiare da quella che sembra essere diventata la moda del momento soprattutto sul web: sfogare sugli altri la propria frustrazione.

A marzo si diceva che saremmo usciti migliori da questa pandemia, sono passati sei mesi, la pandemia è ancora in corso e mi sembra che la gente faccia a gara per dare il peggio di se: su qualsiasi social è tutto un fiorire di offese, cattiverie, malignità. Urla virtuali che però hanno anche loro un lato positivo: mi aiutano a capire molto velocemente con chi non voglio interagire.

Non parliamo poi dei detentori-illuminati-tuttologi delle Verità Assolute (faccia di me perplessa e leggermente schifata). Recentemente ho scoperto una cosa bellissima che mi ha aperto gli occhi su determinati atteggiamenti e mi ha fatto ridere pensando ad alcuni soggetti dell'entourage familiare, si tratta del cosiddetto Effetto Dunning-Kruger cliccate sulle parole in grassetto e vi si aprirà il link che vi consiglio di leggere ;)

Ma il karma che c'entra? C'entra, c'entra! 

Per una vita ho schifato e snobbato Facebook, avevo un account, creato giusto per tenere d'occhio la figliolanza, che poi ho cancellato senza neppure togliere la ragnatele quando i ragazzi hanno abbandonato FB. 

Poi è arrivato il secondo dpcm d'autunno (suona romantico ma non lo è) e hanno chiuso le palestre, a questo punto la struttura dove seguo i corsi di power yoga ha pensato bene di continuarli on line e tra tutte le meravigliose soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia moderna ha scelto FB.

Perplessa e incredula ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e pur di continuare (l'inattività del primo lockdown non ha fatto bene alle mie articolazioni) ho creato un account sul social che più detesto. 

Se non è karma non so come chiamarlo!