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09/11/20

"Frolli" punti di vista

Durante l'infanzia sono stata la disperazione del nonno paterno. 

La domenica mattina lui, rasato di fresco e profumato di dopobarba, passava a prendermi e insieme andavamo in edicola e in pasticceria, ordinava i dolci per tutti e poi mi pregava di scegliere un dolcetto.

Restavo lì indecisa, a fissare la vetrina e alla fine sceglievo a caso qualcosa che poi regolarmente a casa, con somma delusione del nonno, non avrei mangiato.

Non mangiavo dolci, non mi piacevano, mi limitavo a leccare via le fragole dalle paste e mi dannavo quando addentavo una fragola di martorana (pasta reale) che non sapeva di fragola ma di mandorla.

Negli anni ho recuperato (troppo) e se fosse per me i dolci li servirei al posto degli antipasti quando, non ancora sazio, li puoi gustare in tutto il loro splendore.

Sono davvero pochi i dolci che non mangio: i macaron, tutti i dolci con la banana (sia nell'impasto che tra le decorazioni) e lei, la più amata dagli italiani, la pasta frolla.

Io detesto la frolla, ancor di più quella "montata" e più che mai quella che "ci ho aggiunto un pizzichino di lievito per renderla più morbida"! 

Ovviamente non la preparo quasi mai se non per accontentare marito che ogni tanto riemerge dalla monomania della torta di mele e chiede la crostata alla marmellata. Seguono lunghe trattative nel corso delle quali io propongo numerose alternative e lui resta arroccato sulla crostata. La discussione si conclude sempre con lo stesso scambio di battute:

Lui: non la vuoi fare perché non ti viene bene! (😒 se non mi viene bene perché la mangi?).

Io: non la voglio fare perché non mi piace!

E non è una bugia: se una cosa non mi piace non riesco a cucinarla e mi capita anche con i cibi salati.

Quando cucino ho bisogno di amare quello che faccio, di essere incuriosita da un cibo nuovo, di pregustare il risultato...non parliamo poi dell'umore che condiziona il risultato finale. Posso preparare dolci se il mio umore è neutro, se sono felice, se sono triste, ma è meglio che mai io prepari dolci se sono incazzata; il risultato è spaventoso e qualche volta finisce dritto nella pattumiera.

Arrivata a questo punto la domanda sorge spontanea: sono l'unica che ha questo legame tra l'umore, il piacere e il cibo o capita anche a voi?

Se ne avete voglia fatemi sapere.

Ciao.










15/07/20

DIETA VIRTUALE E PESCI EXTRACOMUNITARI

La dieta virtuale la conosciamo tutti, è quella che parte il lunedì futuro di una settimana imprecisata, di un mese sconosciuto, di un anno non meglio identificato. 
E’ quella che marito (e non solo il mio da quanto risulta da un confronto tra amiche su whatsapp) invoca puntualmente alla fine di un pasto luculliano e che dimentica sistematicamente al pasto successivo salvo poi lamentarsi della quantità di cibo ingerito.
E’ quella che “voglio mangiare leggero” ma qualsiasi proposta di pasto leggero viene cassata con scuse pretestuose e notevole esaurimento della pazienza della moglie; un po’ come i bambini quando ti dicono che hanno fame ma fame di gelato!
Ognuna di noi attua delle strategie personali per evitare di soccombere alle paturnie alimentari del coniuge, la mia è quella di non anticipare cosa cucinerò in modo da evitare brontolii e proposte sconclusionate; la lamentela arriverà lo stesso davanti al piatto ma a quel punto i giochi sono fatti e, come dicevano le nonne, “o ti mangi la minestra o ti butti dalla finestra”.
Il Bello ha scoperto un nuovo macellaio e lunedì ha comprato una imbarazzante quantità di carne, gran parte è stata stipata nel congelatore e il resto è stato consumato a cena al termine della quale se ne esce con la dichiarazione apocalittica: “per un paio di settimane non voglio mangiare carne!”.
Nel mio cervello gli gnomi malefici urlavano come ossessi “e allora perché czz hai comprato carne per un reggimento?”
Veniamo alla cena di martedì, so che non ama le uova e decido di comprare due saraghi che (zitto tu e zitta io) decido di cucinare in forno al cartoccio.
Ci sediamo a tavola, i saraghi sprigionano un delizioso profumo di pesce ed erbe aromatiche e comincia una bella conversazione surreale (lui tono inquisitorio e sospettoso, io tra l’irritato e il rassegnato):
“dove li hai comprati?”
“al banco pesce del supermercato X”
“…” (faccia di lui un po’ schifata)
“fammi una cortesia, prima mangialo e poi casomai lamentati”
“non credo che siano saraghi, troppo grossi”
“lo scopriremo solo mangiando”
“ma con tutti i pescatori…”
“lo sai che il pescivendolo del supermercato mi da solo roba buona” *
“sicuramente non è pesce locale”
“non gli ho chiesto la carta d’identità”
“sicuramente sono pesci tunisini”
“non lo so Furio**, il pesce era già morto e non abbiamo potuto fare conversazione!”
Ha mangiato senza lamentarsi quindi sono sicurissima che fosse sarago, buono e fresco 😉

*il pescivendolo è un simpaticissimo signore rumeno che sa perfettamente che in nessun caso deve farmi fare cattiva figura con mio marito, quando arrivo al banco è lui a dirmi tra quali pesci scegliere.

**Quando lo chiamo Furio capisce che è il momento di smetterla di rompere le scatole. Allego foto di Furio e Magda



16/05/20

#iorestoacasa 10) il grande punto interrogativo

Da lunedì si torna, più o meno, liberi anche se per molto tempo niente sarà più come prima.
Sulla fine del lockdown si sta molto discutendo e polemizzando e questo microscopico blog non sarà mai il posto più adatto per fare analisi a largo raggio su quanto è successo e su quello che accadrà.
Questo blog è un microscopio puntato sulle piccole cose della mia vita come ad esempio, i progressi di crescita di CarMelo

Ho pensato di chiudere questo capitolo surreale delle nostre vite rendendo omaggio ai chili accumulati in questo periodo con una breve carrellata di foto che rappresentano solo una parte di quello che abbiamo preparato e mangiato.
Il cibo è bellezza, è gioia e conoscenza, spero vivamente che torni presto ad essere anche sinonimo di convivialità.



























Buon ritorno alle nostre vite "normali".









03/04/20

#iorestoacasa 4) Battipanniliberitutt... ah, no!

Com'era prevedibile è arrivato il primo prolungamento della quarantena nazionale. 
Signore e signori si resta a casa fino al 13 aprile ma non fatevi illusioni si prolungherà ancora.
E intanto io continuo a spezzare denti a furia di serrare le mascelle e faccio avanti e indietro dal dentista, con tutto quello che ne consegue in ansia e nervosismo.
Preparo il modulo di autocertificazione ma circolo sentendomi una fuorilegge anche se ogni volta il dentista per rassicurarmi compila un certificato di cure dentali urgenti. 
L'assenza di traffico mi permette di attraversare la città in pochissimi minuti ma puntualmente torno a casa stanca come se avessi guidato per ore e ore.
Le giornate cominciano a diventare tutte uguali, faccio fatica a ricordare che giorno sia e faccio fatica a concentrarmi, in compenso sono diventata bravissima a dimenticare le cose.
Si continua a "giocare col cibo" TralAlì e Sid si sono dati ai biscotti: cookies con pepite di cioccolato fondente e biscotti cacao e cocco, devo ammettere che in entrambi i casi il risultato è stato veramente buono.
Ogni tanto anche il bello si mette ai fornelli (così ti riposi un po', dice) ma visto il suo talento nello sporcare una quantità industriale di teglie, pentole, caccavelle ed utensili vari alla fine il mio presunto riposo va farsi benedire visto che devo pulire il triplo delle cose
Con il resto della famiglia si organizzano sfide culinarie a tema: sfincione, arancine, torte salate e i risultati vengono condivisi su WhatsApp.
Con una delle vicine ci scambiamo torte e dolcetti lasciandoli appesi alla porta e avvisandoci con un messaggio sul telefono.
Alla fine della quarantena in pratica avrò una decina di chili in più e una dentiera nuova di zecca!
A proposito di vicini ce ne sono alcuni che stanno praticamente trascorrendo la quarantena sul pianerottolo passando da un appartamento all'altro in continuazione, va be' che appartengono alla stessa famiglia ma avendo diversi bambini ed essendo costretti per esigenze di salute a frequentare personale sanitario che giornalmente viene da fuori io al posto loro una calmata me la darei.
I vicini del piano di sotto invece continuano a litigare imperterriti e quando lo fanno con le finestre aperte hanno la capacità di fare affacciare l'intero vicinato.
I gabbiani sono diventati padroni incontrastati della città e schiamazzano impudenti ad ogni ora del giorno e della notte ebbri di quella libertà che comincio ad invidiargli.
Di questa settimana voglio salvare la nascita del secondo figlio di una coppia di amici e il ritorno delle rondini.

A mezzanotte
quando avrai bisogno di forza
quando sentirai il cuore pesante
fuggi via, fuggi via verso casa
io non starò qui ancora per molto
                        Spiritual afroamericano


  
                                                       



13/02/20

C'è da fare la spesa

Io non amo fare la spesa, non mi piace, dimentico regolarmente la lista a casa e vado in trance davanti gli scaffali.
Detesto fare la spesa, piuttosto preferisco stirare.
Non so fare la spesa: mio padre aveva un supermercato e portava a casa quotidianamente quello che mia madre chiedeva al mattino.

Sid è un bravo soldatino: se gli dai la lista ti porta tutto quello che c'è scritto, ma se lo lasci fare compra cibi precotti, semilavorati e dolciumi che causerebbero un collasso anche al più tollerante dei nutrizionisti.

TralAlì è quella più coscienziosa, assennata e oculata: prepara la lista (s'è scaricata un' app apposita) controlla frigo, dispensa e gli armadietti di detersivi e detergenti per vedere se manca qualcosa, non dimentica nulla, compara i prezzi… ma ha un difettuccio: fosse per lei dovremmo mangiare tonnellate di vegetali, ortaggi e frutta ma nessuno di noi ama brucare o ha tendenze vegetariane e men che mai suo fratello.

Il Bello ama fare la spesa ma ha una passione smisurata per salumi, formaggi e robe inutili da "antipastino", compra in quantità da caserma, ignora l'esistenza del reparto detersivi e si lascia ammaliare da shampoo e dentifricio che acquista in  quantità e varietà imbarazzanti (a questo proposito non fatevi tentare dal dentifricio allo zenzero: è terribile!).
Ma la cosa che, del suo modo di fare la spesa, mi fa davvero andare fuori di testa è che al momento di comprare la carne, per lui esistono solo trinche e salsiccia!
Mucca e maiale, due animali dalle dimensioni ragguardevoli ridotti a qualche fettina e un po' di tritato insaccato, e il resto della bestia muta!



15/06/18

Perversioni Alimentari

E' inutile che fate l'espressione stupita e innocente, lo so benissimo che il raptus della perversione alimentare ce l' hanno tutti.
Per fortuna il mio capita non troppo di frequente altrimenti finirei direttamente al pronto soccorso.
E' quel giorno in cui si allineano i pianeti del malumore, della noia, del nervosismo, le congiunture astrali dell'ansia e nel peggiore dei casi anche la sindrome premestruale, non parliamo poi se si aggiunge anche la fame chimica...ah, ehm no, non è il caso che ne parliamo.
Insomma il giorno in cui vaghi come uno zombie tra il frigo e la dispensa, ingurgitando alternativamente (o in accoppiata) dolce e salato con accostamenti che quando smetti i panni dell' autocompattatore umano preferisci non pensarci altrimenti ti esibisci nella vomitata dell' esorcista.
Grazie a questo post di Araba Felice ho scoperto che esiste il dolce ideale per il giorno della perversione alimentare.
Un dolce il cui nome è già una sorta di espiazione per il peccato nutrizionale:
No-churn snickerdoodle cookie dough ice cream
Se lo ripeti tre volte davanti allo specchio con in mano la vaschetta vuota e il cucchiaio ancora sporco ti appare un allenatore di fitness salutista, incazzatissimo ,che smette di inseguirti solo quando hai bruciato tutte le calorie ingurgitate... ;)

foto presa qui

14/03/17

Eeeee 'nsomma...

...considerato il pasticcio iniziale il risultato non è male e il lievito non si sente poi tanto.
L'infornata è avvenuta dopo 48 ore di lievitazione in frigo.
Devo solo calibrare i tempi di cottura e la temperatura in base al mio forno.
Direi comunque che la prima pagnotta, per quanto un po' scarsa di sale,  può essere promossa ;)






La pagnotta del mercoledì cotta a 220°

12/03/17

Cuoc...'azzohofatto?

Il titolo del post riassume un buon 30% dei miei esperimenti culinari.
Non è che io sia totalmente negata, diciamo che alcune volte tra distrazione, errori di valutazione e cretinate varie ed eventuali, la "scafàzzo" alla grande.
Tipo quella volta in cui ho dimenticato di far raffreddare la torta prima di sformarla, quando ho dimenticato la bagna in un dolce a strati o quando ho aggiunto il doppio della farina agli gnocchi di zucca che magicamente si trasformarono in sassi di zucca.
Quindi possiamo aggiornare l'elenco con una nuova voce:
*prima di aggiungere un cubetto di lievito fresco ad un chilo di farina assicurarsi che suddetta farina non contenga già lievito!

Aggiornamenti:
Per cercare di ricreare un equilibrio tra farina e lievito ho aggiunto all'impasto altri 750 gr di farina, ho dato una veloce impastata e ho rimesso tutto in frigo, dimenticando di aggiungere dell'altro sale.
Naturalmente l'idea di cambiare il contenitore per la lievitazione  non mi ha nemmeno sfiorato l'anticamera del cervello e dopo un po' l'impasto aveva aperto il coperchio del contenitore e stava allegramente scorrazzando dentro il frigo.
Ad ora di pranzo dovrebbero scadere le prime 24 ore di lievitazione...vi aggiorno!
La ricetta (senza le mie varianti XD) la trovate qui










06/03/17

Vorrei aggiornare ancora...

...dopo questo post, perché sono orgogliosa di me stessa, perché forse non ci credevo neppure io, perché c'è una ricerca che sostiene che, dopo sei mesi, tutto il lavoro fatto grazie all'aiuto dei braccialetti da fitness viene vanificato dal ritorno alle vecchie abitudini. 
E invece no!
Ad oggi, ho perso in tutto 18 kg (!) e va bene così ^___^
Percorrere i miei 10 mila passi al giorno e fare attenzione alle calorie che introduco, pur non privandomi di nulla, è ormai diventato naturale. 
Nessuna fatica e nessuna rinuncia; un paio di chili li ho presi durante il terribile mese mangereccio che comincia con l'immacolata e si conclude la domenica dopo l'epifania (perché in qualche modo i dolcetti rimasti dobbiamo farli fuori, giusto?) ma è bastato tornare alle "nuove abitudini" e senza neppure fare dieta ho subito smaltito.
Comunque vorrei rivolgere un appello ai familiari che per anni mi hanno stressato con la frase "dovresti-perdere-qualche-chiletto!" 
Io  quel qualche-chiletto l'ho perso e il prossimo che dice "eh, ma adesso basta dimagrire!!" vince una rispostaccia!
Adesso ho voglia di tentare nuovamente la carta della palestra... credo di aver superato il trauma di ottobre XD


presa qui

09/06/16

Passioni deleterie

Ci sono donne che amano i gioielli, altre farebbero follie per scarpe e/o vestiti e/o accessori, altre ancora dilapidano stipendi e patrimoni in profumeria ...io ho un debole per i gadget tecnologici.
Cioè, ecco si ...insomma, beh non è esattamente un debole io rincretinisco totalmente.
Ho cominciato negli anni '80 con il Tetris accumulando un'esperienza tale da permettermi di stivare in lavastoviglie, nell'armadio e nel bagagliaio dell'auto un numero incredibile di oggetti tutti perfettamente incastrati.
Ho continuato a far tardi la notte fino alla fine degli anni '90 giocando con Mario Bros e Bubble Bobble . 

Poi mi sono ritrovata con due neonati e per una decina d'anni ho un po' messo da parte tutto.
Una volta cresciuti i figli, hanno cominciato a girare per casa Game Boy, Nintendo DS, Play Station e che dovevo fare? Lasciare che ci giocassero solo loro? Evitare il cazziatone quando, per errore, hanno cancellato mesi e mesi di progressi al gioco di "Harry Potter e il calice di fuoco" per Play Station? (ok, si di questo episodio mi vergogno non poco)
Il resto è stato un crescendo vertiginoso: cellulare, macchina fotografica digitale, pc, mac, tablet, iphone, ipad, e-reader (il fatto che marito lavori nel settore poi non aiuta per niente :/ ).
Sono stata la prima in famiglia ad usare Whatsapp, Twitter, Telegram, Pinterest (quando ancora si accedeva su invito) ho imparato a sperimentare, cercare, scaricare, collegare, utilizzare programmi e app per semplificarmi la vita e gli hobby.
Tutto questo ha fatto di me una persona piuttosto sedentaria, onestamente perché avrei dovuto perdere tempo in palestra quando avrei potuto impiegarlo meglio a leggere, giocare, ricamare, uncinettare, sperimentare etc etc?
Maaaaa per il compleanno ho ricevuto in regalo un nuovo gadget, del quale sconoscevo l'esistenza, che minaccia seriamente di farmi uscire per sempre dalla tribù GSS (Grossi Sederi Sedentari).
All'apparenza sembrerebbe un inoffensivo orologio col il cinturino in gomma, in realtà si tratta di un perfido braccialetto FitBit che monitora, tra l'altro, il numero di passi compiuti in una giornata, le calorie bruciate e quelle introdotte.
Attivato all'indomani dell'ormai tristemente famoso "compleanno alternativo" ho cominciato ad usarlo per tenere sotto controllo il regime alimentare, poi mi sono incuriosita del conteggio dei passi e alla fine sono entrata in competizione con me stessa al punto di avere leggermente alzato i parametri di alcuni obiettivi.
Dopo 18 giorni mi sono stupita di riuscire a percorrere facilmente circa 60km a settimana e di non avere problemi a percorrere un minimo di 10mila passi al giorno (alcuni giorni senza neppure uscire di casa!).
Ma la cosa che più mi ha lasciata basita è il fatto di aver perso 3kg di peso.
Io, la donna che solo a pensare alla parola dieta sudava freddo, che ha sempre adorato ogni cibo, che guardava con orrore e sdegno il marito quando proponeva di iscriverci in palestra, la donna che era un tutt'uno con la sua adorata poltrona a scacchettini, che era sempre alla ricerca della ricetta di un nuovo dolce con millemila calorie.
Io sto sfidando me stessa e non solo mi sto divertendo ma intimamente gongolo e (non ditelo a nessuno) medito pure un'iscrizione autunnale in palestra.
Quello che mi fa incazzare come una iena mi da leggermente fastidio è il sorrisetto compiaciuto stile "finalmente ti ho fregato" di mio marito.

28/04/16

Pesi e misure. Il cibo come metafora.

Una ricetta riesce quando, combinando gli ingredienti nella giusta misura, si creano un equilibrio ed un'armonia che regalano al palato un' esperienza piacevole.
Il cibo esalta, pacifica, coccola, consola, sfida, dona certezze, suscita ricordi, apre a nuove conoscenze.

Dall'approccio di una persona nei confronti del cibo e dei piaceri della tavola si riescono a capire parecchie cose sul carattere, sull'atteggiamento mentale e sul modo di comportarsi.
Ho notato che chi si accosta in maniera schifignosa, piluccando pezzetti microscopici con aria disgustata e il nasino arricciato come se stesse assaggiando palline di cacca di coniglio (Betty, dite?) e chi è restio a provare nuovi sapori ha solitamente lo stesso atteggiamento nei confronti della vita e delle persone.

Ho scoperto negli anni, con la pratica, che cucinando si possono trasmettere sentimenti, tradizioni, affetti, esperienze.
Il cibo è condivisione ma è anche un esercizio intimo, perché preparando da mangiare si cresce, si cambia, si impara, si acquisisce consapevolezza.
Imparando a cucinare ho imparato a conoscere meglio me stessa.
Maneggiando le "materie prime" (come va di moda dire adesso) ho imparato a pesare, misurare, combinare e ho scoperto che tutto ciò si può applicare alla vita di tutti i giorni.
Misurare e dosare le persone affrontando la vita come se fosse una ricetta: combino ed esalto gli ingredienti/persone che rendono il piatto/vita gustoso e allontano quelli che lo guastano o lo avvelenano.

Bon Appetit

Foto presa qui

                                             



13/03/14

INSEGNANTI, FIGLI E CIBO

Sono una di quelle mamme all'antica (non ho detto che sono antica, vipere!) piuttosto démodé  di quelle che se i figli sbagliano devono accollarsi le conseguenze,  se si comportano male non escono o subiscono il sequestro dei videogames. 
Anche per quanto riguarda la scuola parto dal presupposto che, al di là del carattere, del comportamento e della personale simpatia, l’insegnante debba essere rispettato sia come educatore che come figura professionale ma soprattutto per il difficile impegno di sopportare affrontare quotidianamente orde di ragazzini che attraversano la fase più delicata ed odiosa (soprattutto per gli adulti che devono conviverci) della crescita. 
Sono convinta che un insegnante per il solo fatto di doversi sciroppare la figliolanza altrui ogni giorno, per nove mesi all'anno, per tutta la durata della propria vita lavorativa, dovrebbe guadagnare il triplo di quanto in effetti guadagna. 
Per questi motivi e soprattutto perché conosco i miei polli parto sempre dal presupposto che “l’insegnante ha ragione e poi se vuoi parliamone”. 
Solo che… due giorni fa ho preso un’incazzatura leggendaria (a distanza) con la prof di italiano di TralAlì. 
La suddetta TralAlì quest’anno ha considerato lo studio alla stregua dei peli: assolutamente superfluo e il risultato è stata una pagella da schifo che, come ampiamente sottolineato con tono gelido dalla sottoscritta, fosse stata quella di giugno sarebbe stata bocciata e amen.  
L’onnisciente fanciullina se ne è resa conto e ha cominciato a riaprire i libri; poi sono cominciate le interrogazioni ed i compiti in classe  e lei ha beccato l’influenza che ha generosamente condiviso con il resto della famiglia. 
Sebbene influenzata (e con l’aggravante del ciclo) ha preferito andare a scuola viste le interrogazioni e le verifiche in programma. 
Lunedì manda un messaggio da scuola “Non mi sento molto bene , sento le gambe molli, mi viene da vomitare e da piangere ed ho il cuore che fa “puff”…..”ciò nonostante preferisce comunque terminare le lezioni. 
Una volta a casa le misuriamo la pressione:  98/54 e 84 puls. prima di riposare e 100/51 e 98 puls. dopo aver riposato. 
Nel corso del pomeriggio si riprende e martedì torna regolarmente a scuola. 
Durante la pausa racconta del malessere ad una compagna e l’insegnante di italiano,in ascolto, commenta dicendo che “ne ha piacere così impara a fare colazione e a mangiare”. 
E qui scatta l’incazzatura materna che prossimamente verrà esposta in maniera civile e diplomatica dal Bello (così evitiamo che la sottoscritta esageri):

1) Anche se mia figlia fosse la ragazza più antipatica dell’universo creato non è corretto dirle che ti fa piacere che sia stata male
2) Non puoi sapere quanto e quando mangia; per tua informazione fa colazione ogni mattina (spesso e volentieri con dolci e biscotti preparati dalle manine sante della sua mamma)
3) TralAlì è magra ma non eccessivamente,  va in palestra 2/3 volte la settimana, non disdegna dolci e leccornie, si nutre regolarmente e con cibi sani e vari (anche se mastica lentamente e tanto a lungo che sembra un ruminante!)
4) Se ti sembra che mia figlia sia troppo magra e sospetti abbia un disturbo alimentare,  invece di apostrofarla con 'ste stronzate chiedi alla segreteria di contattarmi per un colloquio nel corso del quale avrei potuto rassicurarti che sia lei che il fratello sono seguiti anche nell'alimentazione, che non cincischiano con il cibo che hanno nel piatto e neppure vanno  in bagno a vomitare dopo i pasti.
5) Sarai pure una brava insegnante ma in questa circostanza sei stata una pessima educatrice.



17/06/10

Giù le mani dalla Nutella!!!!!

NON ROMPETECI I BARATTOLI E LASCIATE IN PACE LA NUTELLA
LA NOTIZIA ASSURDA LA TROVATE QUA

13/02/10

Così non mi era mai venuta...

....per fortuna il mio non è uno di quei blog superfighi dedicati all'arte del cucinare, anche se onestamente credo che sia piuttosto difficile trovare sul web un'altra immagine tanto raccapricciante...
Cos'è successo?
Facile! Un attimo di distrazione (e te pareva!!!) la torta ancora troppo calda...ed ecco il mio capolavoro: Montagna di briciole di Torta al doppio cioccolato...per fortuna il sapore è rimasto eccellente ;)

06/10/09

Piccolo Post Gastronomico...

...per rispondere ad una domanda di Patty-Fili Colorati sulle panelle.
Le panelle sono delle "frittelle" a base di farina di ceci. Si fa bollire la farina con l'acqua e il sale fino a darle la consistenza di una polentina piuttosto densa. Si aggiunge del prezzemolo tritato (mia suocera, che non è palermitana, mette invece dei semi di finocchio) e si versa il tutto in un contenitore (la tradizione suggerisce una latta cilindrica di olio aperta in cima) unto con l'olio. Una volta raffreddato e rassodato(4/6ore) il composto dovrebbe scivolare agevolmente dal contenitore. Facendone uscire poco alla volta si tagliano delle fettine non troppo spesse che poi si fanno friggere in abbondante olio bollente.
Le panelle vanno poi messe in mezzo al pane e condite, se lo si gradisce, con poche gocce di succo di limone. I più golosi poi mangiano anche la "rascatura" ossia i pezzetti staccatisi dalle panelle e rimasti a cuocere fino a diventare croccantissimi.
Si tratta di uno dei numerosi cibi da strada palermitani e spessissimo è accompagnato dai "cazzilli" crocchette di patate dalla forma affusolata (2° foto)
Le panelle si trovano in ogni stagione ma la tradizione vuole che vengano mangiate sopratutto in occasione della festa di Santa Lucia insieme con "le arancine" di riso e la "cuccìa".
In questa giornata, secondo tradizione, il palermitano evita di mangiare farina di grano (pane, pasta, etc) per onorare la Santa nel giorno in cui oltre 500 anni fa, dopo una terribile carestia giunse in città una nave carica di grano che venne consumato senza essere macinato.
NB Le foto le ho trovate sul web e se ledo il copyright di qualcuno chiedo scusa e sono pronta a rendere il merito o, in alternativa a rimuoverle dal post