Durante l'infanzia sono stata la disperazione del nonno paterno.
La domenica mattina lui, rasato di fresco e profumato di dopobarba, passava a prendermi e insieme andavamo in edicola e in pasticceria, ordinava i dolci per tutti e poi mi pregava di scegliere un dolcetto.
Restavo lì indecisa, a fissare la vetrina e alla fine sceglievo a caso qualcosa che poi regolarmente a casa, con somma delusione del nonno, non avrei mangiato.
Non mangiavo dolci, non mi piacevano, mi limitavo a leccare via le fragole dalle paste e mi dannavo quando addentavo una fragola di martorana (pasta reale) che non sapeva di fragola ma di mandorla.
Negli anni ho recuperato (troppo) e se fosse per me i dolci li servirei al posto degli antipasti quando, non ancora sazio, li puoi gustare in tutto il loro splendore.
Sono davvero pochi i dolci che non mangio: i macaron, tutti i dolci con la banana (sia nell'impasto che tra le decorazioni) e lei, la più amata dagli italiani, la pasta frolla.
Io detesto la frolla, ancor di più quella "montata" e più che mai quella che "ci ho aggiunto un pizzichino di lievito per renderla più morbida"!
Ovviamente non la preparo quasi mai se non per accontentare marito che ogni tanto riemerge dalla monomania della torta di mele e chiede la crostata alla marmellata. Seguono lunghe trattative nel corso delle quali io propongo numerose alternative e lui resta arroccato sulla crostata. La discussione si conclude sempre con lo stesso scambio di battute:
Lui: non la vuoi fare perché non ti viene bene! (😒 se non mi viene bene perché la mangi?).
Io: non la voglio fare perché non mi piace!
E non è una bugia: se una cosa non mi piace non riesco a cucinarla e mi capita anche con i cibi salati.
Quando cucino ho bisogno di amare quello che faccio, di essere incuriosita da un cibo nuovo, di pregustare il risultato...non parliamo poi dell'umore che condiziona il risultato finale. Posso preparare dolci se il mio umore è neutro, se sono felice, se sono triste, ma è meglio che mai io prepari dolci se sono incazzata; il risultato è spaventoso e qualche volta finisce dritto nella pattumiera.
Arrivata a questo punto la domanda sorge spontanea: sono l'unica che ha questo legame tra l'umore, il piacere e il cibo o capita anche a voi?
Se ne avete voglia fatemi sapere.
Ciao.










































