28/03/20

#iorestoacasa 3) E poi ci sbatti la faccia

Prima la notizia di un parente stretto che vive nell'hinterland milanese e che sembrava avesse contratto il virus (allarme fortunatamente rientrato), poi la telefonata con un'amica che vive e lavora a Milano. 
"Disperata" è la parola che continuava a frullarmi nella testa mentre lei parlava: i suoi racconti, il tono di voce stanco e rassegnato, la voce che tratteneva a stento il pianto.
Non erano più le immagini e le notizie tristi degli organi di informazione, all'improvviso è diventato tutto reale in maniera dolorosa. 
Qui da noi il contagio è ancora contenuto, la vita procede abbastanza serena nonostante la reclusione forzata anche se cominciamo a interrogarci sulla durata delle restrizioni e sui tempi che verranno a livello economico e lavorativo.
Non ho voglia di raccontare aneddoti stavolta, li conservo per il prossimo post.
Per questa settimana voglio solo aggrapparmi al senso di gratitudine per la convivenza serena che stiamo trascorrendo in famiglia.

2 commenti:

  1. Anche a me è capitato di sentire un'amica la cui giovane figlia, infermiera in provincia di Cuneo, si è ammalata di coronavirus. Ti lascio immaginare l'apprensione di una madre che ha la figlia malata e sola, a migliaia di chilometri di distanza. Terribile!

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    1. Sono momenti terribili che fanno rivalutare le nostre quarantene più o meno serene pur rendendole un po' più tristi.

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