Sono una di quelle mamme all'antica (non ho detto che sono antica, vipere!) piuttosto démodé di quelle che se i figli sbagliano devono accollarsi le conseguenze, se si comportano male non escono o subiscono il sequestro dei videogames.
Anche per quanto riguarda la scuola parto dal presupposto che, al di là del carattere, del comportamento e della personale simpatia, l’insegnante debba essere rispettato sia come educatore che come figura professionale ma soprattutto per il difficile impegno di sopportare affrontare quotidianamente orde di ragazzini che attraversano la fase più delicata ed odiosa (soprattutto per gli adulti che devono conviverci) della crescita.
Sono convinta che un insegnante per il solo fatto di doversi sciroppare la figliolanza altrui ogni giorno, per nove mesi all'anno, per tutta la durata della propria vita lavorativa, dovrebbe guadagnare il triplo di quanto in effetti guadagna.
Per questi motivi e soprattutto perché conosco i miei polli parto sempre dal presupposto che “l’insegnante ha ragione e poi se vuoi parliamone”.
Solo che… due giorni fa ho preso un’incazzatura leggendaria (a distanza) con la prof di italiano di TralAlì.
La suddetta TralAlì quest’anno ha considerato lo studio alla stregua dei peli: assolutamente superfluo e il risultato è stata una pagella da schifo che, come ampiamente sottolineato con tono gelido dalla sottoscritta, fosse stata quella di giugno sarebbe stata bocciata e amen.
L’onnisciente fanciullina se ne è resa conto e ha cominciato a riaprire i libri; poi sono cominciate le interrogazioni ed i compiti in classe e lei ha beccato l’influenza che ha generosamente condiviso con il resto della famiglia.
Sebbene influenzata (e con l’aggravante del ciclo) ha preferito andare a scuola viste le interrogazioni e le verifiche in programma.
Lunedì manda un messaggio da scuola “Non mi sento molto bene , sento le gambe molli, mi viene da vomitare e da piangere ed ho il cuore che fa “puff”…..”ciò nonostante preferisce comunque terminare le lezioni.
Una volta a casa le misuriamo la pressione: 98/54 e 84 puls. prima di riposare e 100/51 e 98 puls. dopo aver riposato.
Nel corso del pomeriggio si riprende e martedì torna regolarmente a scuola.
Durante la pausa racconta del malessere ad una compagna e l’insegnante di italiano,in ascolto, commenta dicendo che “ne ha piacere così impara a fare colazione e a mangiare”.
E qui scatta l’incazzatura materna che prossimamente verrà esposta in maniera civile e diplomatica dal Bello (così evitiamo che la sottoscritta esageri):
1) Anche se mia figlia fosse la ragazza più antipatica dell’universo creato non è corretto dirle che ti fa piacere che sia stata male
2) Non puoi sapere quanto e quando mangia; per tua informazione fa colazione ogni mattina (spesso e volentieri con dolci e biscotti preparati dalle manine sante della sua mamma)
3) TralAlì è magra ma non eccessivamente, va in palestra 2/3 volte la settimana, non disdegna dolci e leccornie, si nutre regolarmente e con cibi sani e vari (anche se mastica lentamente e tanto a lungo che sembra un ruminante!)
4) Se ti sembra che mia figlia sia troppo magra e sospetti abbia un disturbo alimentare, invece di apostrofarla con 'ste stronzate chiedi alla segreteria di contattarmi per un colloquio nel corso del quale avrei potuto rassicurarti che sia lei che il fratello sono seguiti anche nell'alimentazione, che non cincischiano con il cibo che hanno nel piatto e neppure vanno in bagno a vomitare dopo i pasti.
5) Sarai pure una brava insegnante ma in questa circostanza sei stata una pessima educatrice.