Ovvero
La congiura dei malefici vecchietti nottambuli.
Quarantadue anni, sovrappeso e fumatrice... c'è poco da stare tranquilli, lo so, mea culpa (!) e me ne prendo la responsabilità... ma diciamo anche che i malefici vecchietti nottambuli ce la stanno mettendo proprio tutta per farmi venire un infarto fulminante.
Partiamo con una premessa: i miei genitori e mia suocera sono anziani; io e mio marito siamo i più vicini in caso di emergenza in quanto il Santo vive nella ridente cittadina balneare a 30 km da Palermo e mio fratello, invece, a Formigine.
Va da sè che quando il telefono squilla al di fuori degli orari canonici ad entrambi entra in circolo l'adrenalina.
E ora procediamo con ordine in un crescendo da incubo:
Ore 23:45, vigilia della partenza per l'Irlanda, mentre stavamo ultimando le valigie suona il telefono, io mi precipito per evitare che i ragazzi si sveglino e dall'altra parte del telefono, una dolce vecchietta chiede: "Parlo con i carabinieri?"
Tachicardia: con il cuore in gola le spiego gentilmente che ha sbagliato numero e che se ha un'emergenza deve comporre il 112, poichè il numero che credeva di avere fatto (e che differisce dal mio solo per una cifra, l'ho imparato a mie spese!) è quello dei Nas.
La vecchina si mette a piangere e mi racconta di essere disperata, ha un figlio ricoverato in fin di vita che i parenti non le vogliono far vedere.
Cerco a lungo di consolarla e calmarla, le fornisco il numero del commissariato di zona e della centrale operativa e dopo un quarto d'ora ci salutiamo.
Fine dicembre, mezzanotte passata, stessa identica trafila (tachicardia compresa!): comincio a sentire puzza di demenza senile poichè la dolce vecchietta ripete la sua tiritera per filo e per segno. Non mi dilungo più del dovuto, le fornisco nuovamente i numeri di telefono della polizia, le faccio gli auguri e tronco la conversazione.
Da quella sera ho memorizzato il suo numero nella rubrica del telefono sotto la voce "vecchietta fusa", quando i ragazzi vanno a dormire abbasso la suoneria e inserisco la segreteria al secondo squillo.
Risultato: questo mese ho dribblato una chiamata notturna :D .
Ma all'inizio del post vi parlavo di congiura ed in effetti è così perchè da quando la vecchietta fusa non telefona più, a rompere in modalità notturna ci pensa il dirimpettaio: il vecchio professore che, incurante di tutti, continua a nutrire tutti i piccioni del circondario.
Due domeniche fa, ore 22:30, il campanello di casa (che già di suo ha un suono isterico) suona in maniera disperata, ci precipitiamo alla porta e troviamo il professore, in vestaglia, che ci chiede aiuto: ha acceso due stufe contemporaneamente ed è saltato il contatore. Mio marito scende in portineria a riattaccare il contatore ed io, armata di torcia, entro in casa con lui per spegnere le stufe.
Esperienza da incubo: in quella casa sono accumulati quintali di ciarpame inutile, nessuno fa le pulizie da almeno un anno, la puzza di sporcizia si unisce a quella di cibo e di urina (credo che il prof sia incontinente) e le due stufe elettriche, risalenti forse al dopoguerra, sono del tutto prive delle griglia di protezione. Procedo in apnea.
Nel frattempo il bello ha riattaccato il contatore ed io mi precipito boccheggiante fuori dalla casa del prof. mentre i conati di vomito mi sconquassano lo stomaco.
Stanotte l'apoteosi!!!
Ore 1:45 il campanello della porta suona in maniera insistente, io col cuore che batte a mille faccio un salto dal divano, dove mi ero addormentata; il Bello salta fuori dal letto sconvolto, corriamo nell'ingresso a chiedere chi è, lui dall'altra parte non risponde perchè è sordo come una campana, finalmente capiamo, apriamo la porta e ci troviamo davanti il suddetto professore, in mutande e maglia di lana anteguerra, che ci chiede se stavamo dormendo... (nooooo solitamente alle 2 del mattino noi si gioca a mosca cieca al buio!!!) 'nsomma gli si era nuovamente staccato il contatore...io che ero la più "vestita" scendo a riattaccarlo, risalgo e a voce alta (perchè altrimenti non sente) gli raccomando di non accendere le stufe.
Ancora con i battiti accelerati, torno in salotto e mi accascio sul divano, neanche il tempo di rilassare i muscoli e nuova suonata furiosa (l'adolescente che nel frattempo si era già svegliata bofonchiava di omicidi ed il bello che era rimasto a letto lanciava improperi) mi precipito ad aprire e me lo ritrovo davanti (sempre in mutande!) sorridente: ha riacceso la stufa ed è saltata nuovamente la corrente.
Scendo in portineria a riattaccargli il contatore, torno su e me lo ritrovo in casa, solo, nell'ingresso a ringraziare il nulla.
Gli faccio fare dietrofront, lo accompagno fuori di casa con un ultimatum: "Professore, stanotte stufa spenta!!!"
Ci ho messo un'ora a calmare i battiti cardiaci e la nausea, il Bello, invece, è rimasto sveglio tutta la notte.
Adesso che faccio?
Dopo il telefono devo anche staccare il campanello?
Per pronto accomodo questa mattina ho telefonato al genero del professore, mio ex collega e bravissimo ragazzo, raccontando l'accaduto e chiedendo che perlomeno gli cambino le stufe.
Speriamo!