Sarà l'età, o forse è solo la primavera ma sono particolarmente stanca ed insofferente.
Insofferente nei confronti della società che mi circonda e del modo piccolo, miope e provinciale che la "Palermobbene" (da leggere rigorosamente con le vocali aperte e la b doppia) ha di condurre la propria esistenza e di giudicare gli altri.
Mi riferisco al tono schifato con cui una persona mi ha definito "coraggiosa".
Coraggiosa perchè ho iscritto i miei figli alle superiori seguendo le loro inclinazioni e desideri, scartando a priori i licei classico e scientifico tappa obbligata della borghesia palermitana, escludendo le scuole private gestite dal clero, ricettacolo della "crème de la crème" cittadina.
TralAlì e Mutante non sono due secchioni, hanno un'intelligenza vivace e buone basi che permettono loro anche di tralasciare lo studio per qualche mese per poi recuperare in extremis.
E' sbagliato, non si fa, ci litighiamo sù...ma alla fine mi rendo conto che alla loro età anche io ero così (pure peggio visto che sono riuscita anche a farmi bocciare) e che si tratta di una fase che fa parte della crescita.
Hanno scelto loro cosa frequentare dopo le medie, si tratta di due scuole che, pensando positivo, possono offrire delle opportunità di lavoro già dopo la maturità senza necessariamente dover frequentare l'università.
E' vero: diventi grande e le tue prospettive cambiano, poi diventi genitore e cambiano di nuovo radicalmente.
Poi i tuoi figli crescono e non solo le prospettive cambiano ulteriormente ma addirittura ti ritrovi a riconsiderare sotto una nuova luce dei concetti che credevi facessero parte integrante di te e del tuo modo di pensare.
E questo ti destabilizza enormemente.
Ti fa sentire ipocrita, e ci stai male.
Poi ci rifletti e rimoduli concetti e prospettive, li adatti alla tua vita e a quella dei tuoi figli.
Ho provato rabbia, tanto da avere i lucciconi ogni volta che penso a quel "coraggiosa", ma alla fine ho deciso di fottermene.
Forse i miei figli non frequenteranno i figli di notai, avvocati e dottori, ma avranno la possibilità di confrontarsi con culture, stili di vita e condizioni socioeconomiche molto differenti dalla nostra.
Spero ne facciano buon uso, che si arricchiscano di queste diversità, che imparino ad apprezzare a fondo quei "privilegi" di cui è fatta la loro vita.
Io ho cercato di crescerli secondo i princìpi che ho sempre ritenuto giusti, ho cercato di farne persone tolleranti, rispettose delle diversità, capaci di riflettere con la propria testa.
I miei figli non hanno il massimo dei voti, non frequentano scuole esclusive ma quando portano a casa la brutta copia dei temi di attualità (e storia) io sono ORGOGLIOSA delle persone che stanno diventando.
Quindi, cara "Palermobbene" ho un messaggio per te: